SARAGOZZA

Tra le strutture dell’Expo di Saragozza 2008, il padiglione spagnolo condensa magistralmente i principali temi di sviluppo ed interesse dell’esposizione internazionale di Saragozza. La preziosa ricchezza della risorsa “acqua” e le ricerche per uno sviluppo sostenibile sono del resto temi particolarmente cari a questa città, posta all’incrocio di tre grandi fiumi (l’Ebro, il Gállego e l’Huerva), vie di transito di persone, scambio di ricchezze e di culture.

La struttura richiama l’immagine di un bosco o di una distesa di bambu: i tronchi sono sostituiti da colonne in acciaio rivestite da elementi modulari in ceramica. Qui l’acqua scorre, raccogliendosi nel bacino ai piedi delle colonne, in parte assorbita dalle parti terminali in terracotta, a rinfrescare l’aria convogliata dalle colonne stesse.

Una parte dell’acqua viene poi nebulizzata per tenere costantemente rinfrescata la zona inferiore del grande portico, una parte invece viene naturalmente utilizzata nel processo continuo di evaporazione, considerate le torride temperature estive.

Sulla copertura del padiglione sono stati installati dei collettori solari per la produzione di energia; sono state predisposte vasche di recupero dell’acqua piovana.

Il visitatore entra in uno spazio magico, richiamato dal gioco della luce fra questi tecnologici tronchi, rapito dalla musicalità dell’acqua che scende, tutti aspetti che oggi rientrano in una sorta di “lusso sensoriale”, che di rado possiamo permetterci.

La pianta parte da una serie di punti che si trasformano in pilastri sopra uno specchio d’acqua; gli spazi espositivi sono ricavati, quasi scavati, nel volume interno.

Le grandi facciate a doppia e tripla altezza sembrano quasi essere smaterializzate, tanto sono contenuti visivamente gli ingombri dei telai portanti in acciaio. La struttura delle facciate è stata realizzata con impiego di profili compositi in acciaio zincato a “T” per montanti e traversi. Il nodo della facciata, grazie al sistema di doppie guarnizioni interna ed esterna garantisce di per sé un basso valore di trasmittanza nello scambio di calore fra esterno ed interno.

Nel caso del padiglione di Saragozza, oltre alle funzioni di rappresentanza ed istituzionali dell’esposizione, una tra le finalità intrinseche è stata forse quella non solo di creare una una forte suggestione di richiamo, ma quella di diventare un vero e proprio meccanismo d’innesco per un modo diverso di “pensare”, più critico ed attento, rivalutando quelle ricchezze che spesso si danno per scontate ma che non sono infinite.

Marina Cescon

Acciaio Arte Architettura N.35 – Settembre 2008

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