R.O.M. The Royal Ontario Museum

Location: Toronto, Canada
Designer: Arch. Daniel Libeskind
Project: R.O.M. Royal Ontario Museum
Foto: Sam Javanrouh, Jeff Speed
Nel 2002 l’architetto Daniel Libeskind ed il suo studio vincono il concorso per la realizzazione dell’estensione del Royal Ontario Museum a Toronto.

L’edificio è pensato come una genesi di geometrie di cristalli, nate dalla sedimentazione e dalla loro successiva gemmazione: cinque elementi di forma prismatica autoportante ed interconnesse fra loro e collegate alla struttura del museo esistente.

Da una visione dall’alto si comprende l’impianto dell’intervento posto all’angolo di Queen’s Park e Bloor Street: il nuovo ampliamento si organizza lungo il forte asse segnato dal museo storico; la forma prismatica, grazie a rapidi slittamenti, si estende in avanti sino ad incontrare il fronte dell’edificio preesistente.

Le presentazioni tecniche e le descrizioni che di questo sorprendente intervento si sono succedute mettono in evidenza due possibili chiavi di lettura:  l’immagine del cristallo e la sua genesi, da un lato, il rimando poetico ad un oggetto che affiora dal deserto, dall’altro.

L’edificio assume le sembianze di un massiccio che si erge nel deserto, la cui massa diventa imponente, quasi a voler trasmettere un concetto di sedimentazione e di accumulazione di stratificazioni non omogenee.

Ed è proprio in sintonia con questa visione, che il direttore del museo William Thorsell ha pensato per l’ampliamento ad un museo che contenesse le cose più disparate: dipinti, tessuti, minerali, manufatti di popoli indigeni, una sorta di moderna “Wunderkammer” (invenzione settecentesca tedesca caratterizzata dalla creazione di un particolare e magico ambiente in cui la ricchezza e varietà degli inconsueti oggetti esposti suscitavano curiosità ed interesse nei visitatori). Libeskind racconta che proprio la vista di un particolare cristallo, esposto nella collezione, lo abbia portato a disegnare su un tovagliolo di carta la futura forma dell’ampliamento del museo.

Il cristallo nella sua struttura reticolare, soggetta a regole di minimo consumo, rappresenta i principi complessi della natura, ma anche la stabilità della sua geometria. L’accordo cercato con la natura non assume alcuna posizione nostalgica o mimetica, anzi il progetto manifesta chiaramente materiali  e principi che hanno guidato l’ideazione e la costruzione. La scelta dei materiali è chiara e risponde pienamente ai requisiti che i differenti elementi devono assolvere all’interno della costruzione: l’acciaio per le parti autoportanti delle grandi facciate, assicurando robustezza e sicurezza antieffrazione per le ampie vetrate, mentre l’alluminio solo per le parti di rivestimento e non autoportanti.

Lo spazio interno è unico: quasi assenti gli angoli retti, pareti inclinate, luce che entra seguendo insoliti cammini, un cuore vuoto centrale dell’edificio -la “Spirit House”-attraversato dai camminamenti diagonali.

La Spirit House Chair è parte integrante del museo. La sedia in acciaio inossidabile è stata ideata per poter essere orientata secondo cinque differenti posizioni all’interno della grande sala a tutt’altezza del museo. Il tempo necessario per la realizzazione di un singolo pezzo è di circa quaranta ore (realizzatore Nienkämper Forniture & Accessories Inc.of Toronto su progetto di Daniel Libeskind), tempo che assicura un’accurata finitura dell’oggetto, tale per cui l’effetto di riverbero e di scomposizione della luce incidente risulti strabiliante.

Marina Cescon
Acciaio Arte Architettura 32
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