Corazza d’acciaio

Designer: Prof. Arch. Antonio Andreucci, CSPE, Arch. Pier Matteo Sassi
Project: Ampliamento sede Stabilimento Paresa
Direttore lavori: Prof. Arch. Antonio Andreucci
Profili in acciaio inox per serramenti: Palladio Spa, Treviso
Realizzazione infissi in acciaio: Iron infissi - Diegaro
Committente: Paresa Spa
Documentazione fotografica: A. Andreucci, P. Belvedere, P. Savorelli
La nuova sede dell’azienda Paresa è stata recentemente ampliata adottando un innovativo e sperimentale sistema costruttivo, realizzato direttamente dalla committenza.

Il telaio Paresa composto da quattro pilastri, due travi reticolari a sezione circolare e due piastre per solaio e copertura, può essere montato ovunque nell’arco di due giorni. All’origine privo di riferimenti, il sistema si può arricchire di connotazioni fino a divenire progetto esclusivo ed unico.
La soluzione che caratterizza l’intervento è stata quella di sospendere ‘a ponte’ il nuovo edificio sul preesistente con un sistema costruttivo che consiste in due portali composti da quattro pilastri fondati all’esterno del fabbricato su cui poggiano le due grandi travi reticolari in tubolari d’acciaio a tutta altezza che funzionano da “spine dorsali” di tutta gabbia strutturale portante formata dalla maglia delle travi ipe.
La vecchia sede Paresa è stata trasformata in un sofisticato nuovo edificio ‘scheletro–doppia pelle’ di linguaggio tecnologicamente e culturalmente evoluto. Le componenti strutturali verticali ed orizzontali sono realizzate completamente in acciaio, mentre l’involucro è una doppia pelle in vetro-acciaio inox schermata, sui fronti esterni, da un frangisole di doghe in cor-ten e sulla corte interna, da reti in acciaio inox. Logiche materiche e semantiche diverse: il cor-ten connota la forza di una ‘corazza’ protettiva; la maglia in acciaio inox esprime l’appropriatezza tecnologica di un materiale trasformato in filigrana per l’ombreggiamento. In questo modo sono caratterizzate le diverse identità dei fronti e si risolvono, con un gesto unico e coerente, le specificità costruttive e morfologiche dei prospetti, senza precludere dall’interno il contatto visivo sulla corte e sulla sua ricca vegetazione naturale.
Tra i due rivestimenti esterni e la facciata in acciaio e vetro rimane uno spazio che, oltre ad esaltare il gioco di piani e materiali riflessi, costituisce un percorso tecnico ideale per la manutenzione del fabbricato.
L’arte del costruire è enfatizzata dai virtuosismi tecnologici che assumono valenza scultorea, nel trattamento formale e materico delle superfici, nella connotazione espressionista dei quattro pilastri perimetrali e del volume a forma di tronco di cono dove sono contenuti i collegamenti verticali. Il rivestimento è in lastre di acciaio cor-ten accostate quasi come due “carte da gioco” in equilibrio dinamico: un guscio che racchiude uno spazio luminoso grazie al lucernario di copertura.
Il coinvolgimento della committenza ha potenziato l’integrazione tra design ed industrializzazione, unicità e prefabbricazione: temi che oggi, dopo quasi una generazione dalla loro comparsa nel dibattito architettonico, vengono riletti con conoscenze e soprattutto con intenti figurativi ed ambientali nuovi. Nonostante il deciso carattere industriale dell’opera, le sicure linee di fuga del costruito che tagliano l’orizzonte e definiscono nuovi quadri prospettici, traspare chiara la volontà di dialogare con la natura ed il territorio: un rapporto che si sostanzia nella scelta di un materiale “intenso” come il cor-ten, a reminescenza del colore della terra e del paesaggio.

Cristina Donati


Acciaio Arte Architettura 19