The Brain Studio

Location: Seattle, WA, USA
Designer: Tom Kundig, FAIA design principal, Olson Kundig Architects; Les Eerkes, Jim Graham, Joshua Brevoort
Project: Studio
Committente: privato
Consulente strutturista: Monte Clark Engineering
Documentazione fotografica: Mark Darley; David Wild; Marco Prozzo; Tim Bies/Olson Kundig;
Una sorta di “scatola cranica” dura e resistente, capace poi di contenere quanto di più prezioso e delicato esista: il pensiero.

Il punto di partenza di questa avvincente avventura progettuale è stata la richiesta del committente, un importante regista e scrittore statunitense, rivolta al progettista, ovvero quella di poter avere a disposizione uno spazio di lavoro – uno studio – il più spartano possibile poiché l’arricchimento e la personalizzazione degli spazi sarebbero sopraggiunti a mano a mano che la ricchezza delle attività creative si andava sedimentando all’interno di questo “particolare contenitore”.
Una sorta di “scatola cranica” dura e resistente, capace poi di contenere quanto di più prezioso e delicato esista: il pensiero.
I materiali da costruzione, conseguentemente, dovevano rispondere a tali requisiti di tenacità e resistenza: cemento armato lasciato a vista per la grande scatola a doppia altezza ed acciaio per la struttura portante degli spazi di servizio, del soppalco e l’orditura delle due ampie vetrate.
La struttura del piano superiore, delle scale e dei locali di servizio è stata interamente realizzata impiegando piatti e lastre sottili di acciaio (0,5 inch, ovvero circa 1,27 cm), piegate e saldate per ottenere la rigidezza adeguata, come in un origami. Il tutto collegato all’interno della struttura in calcestruzzo armato, ad ulteriore controventamento delle murature perimetrali.
<< Stare all’interno di questo studio è come trovarmi all’interno della mia testa >> (<< Being in the studio is like being in my brain>>) è il complimento espresso dal committente rivolgendosi al progettista, nonché la scintilla da cui è scaturito il nome di questo magico luogo.
Del resto, l’interno della casa in cui abitiamo ha sempre avuto un ancestrale e ossessionante parallelismo con quello del nostro cervello.
La teatralità di questo spazio è frammista alla semplicità: grandi tendaggi permettono di oscurare la sala all’occorrenza, per proiezioni o per modulare la luce dalla facciata Sud quando troppo intensa; una rapida discesa dal piano superiore può essere effettuata utilizzando il dispositivo con palo in acciaio, proprio della tecnica dei pompieri. Non ultimo, un sistema di puleggie ancorate al soffitto e movimentate meccanicamente consente di variare l’altezza delle lampade, che recano alla loro estremità solo semplici bulbi di lampadine. L’attenzione meticolosa ai meccanismi di spostamento, un raffinato rimando ai congegni progettati da Pierre Chareau per la Maison de Verre a Parigi, è testimone di un diverso e rivoluzionario concetto di ricercatezza e di lusso, valore che nobilita materiali austeri e semplici (quali l’acciaio ed il cemento armato), il vuoto armonioso che rende possibile ogni libero pensiero.

Marina Cescon
Acciaio Arte Architettura 44