Archeologie industriali: i silos di Castidas

Location: Olia Speciosa
Designer: Arch. Salvatore Cabras
Project: Museo del territorio e delle tradizioni del Sarrabus
Committente: Comune di Castiadas, Sardegna, Italia
Direzione lavori: Arch. Salvatore Cabras, Arch. Francesca Chessa
Collaboratori: Arch. Francesca Chessa, Dott. Arch. Elisabetta Cabras
Società costruttrice: Pilloni srl di Collinas
Realizzazione opere in acciaio: Cabitza Lavorazioni Metalliche, Cagliari
Profili in acciaio per serramenti: Palladio SpA.
Documentazione fotografica: Studio Arch. Salvatore Cabras di Baunei-S. Maria Navarrese
Gli interventi effettuati permettono oggi la fruizione pubblica di questa affascinante costruzione, che si trasformerà presto in un vero e proprio museo.

Il territorio della Sardegna che tutti ricordiamo per le sue coste meravigliose non è fatto solo di questo, ma nasconde moltissime altre suggestioni che spesso si trovano nell’entroterra e per questo sono più difficili da scoprire. Il Comune di Cagliari ha stanziato dei fondi per riqualificare un’area lasciata in stato di abbandono nei pressi della cittadina di Castiadas, con un cambio di destinazione d’uso orientato alla creazione di servizi.
Si tratta del territorio che ospita gli antichi silos di Olia Speciosa, un luogo strategico in prossimità dello svincolo della nuova SS 125 a scorrimento veloce che sarà presto adibito allo svago grazie all’apertura di una struttura museale di livello regionale. I silos in origine erano stati realizzati nel 1958 come impianto di stoccaggio per favorire la cooperazione tra i produttori del grano. Da allora hanno sempre assolto la propria funzione, fino a quando lo spopolamento delle campagne ne ha determinato un po’ alla volta lo stato di completo abbandono. Il restauro conservativo di questo edificio occupa un ruolo centrale nella conversione turistico-culturale dell’area e per questo è stato riconvertito senza cambiarne l’aspetto, salvaguardando appieno l’identità dei materiali e dei luoghi.
L’immobile è davvero imponente: con un’altezza che raggiunge i 29 metri nel corpo di fabbrica, è costituito da 6 silos a torre in ferro del diametro di 4,5 metri e altezza 24, sui quali insiste un vano con ossatura in ferro che sostiene la copertura in vetro a due falde inclinate, attualmente completamente mancante. Lo studio dello stato di conservazione ha fatto emergere gravi condizioni statiche e una situazione di totale degrado e mancanza di parti. Gli interventi effettuati permettono oggi la fruizione pubblica di questa affascinante costruzione, che si trasformerà presto in un vero e proprio museo.
La messa in sicurezza del fabbricato, assieme a tutte le operazioni di sistemazione e sostituzione delle parti deteriorate, è stata condotta con l’intenzione di tutelare l’identità di quell’architettura industriale dal fascino particolare per preservarla nel tempo. A questo scopo, anche i materiali impiegati sono stati scelti nel rispetto dell’identità dell’opera, mantenendo l’acciaio come elemento dominante dell’intera opera. L’esempio lampante è costituito dai serramenti, che sono stati rimossi e sostituiti con nuovi profili tubolari in acciaio zincato con finitura superficiale a verniciatura a polveri. Grazie all’utilizzo di questo sistema che riprende le linee dell’antico ferrofinestra, è stato possibile riprendere appieno l’estetica dei vecchi serramenti in ferro, offrendo ingombri dei profili molto ridotti e una tecnologia avanzata in termini di isolamento, ermeticità, funzionalità e resistenza nel tempo, al passo con i tempi e nel rispetto delle regolamentazioni in vigore. Così oggi nel bel mezzo della campagna sarda si possono ammirare questi silos che sembrano rimasti immutati nel tempo a distanza di più di 50 anni, testimonianza di un passato rurale ricco di tante vicissitudini.

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Acciaio Arte Architettura 11