Schegge di memoria

Location: Dresda, Germania
Designer: Arch. Daniel Libeskind
Project: Nuovo Museo della Storia Militare
Data di realizzazione: 2011
Foto: Bitter Bredt, Bitter BredtCourtesy, Concept Sketch© SDL, Hufton+Crow,
Un altro dei simboli della nuova Germania, dopo il Museo Ebraico di Berlino, porta la firma di Daniel Libeskind.

Figlio di ebrei polacchi scampati all’olocausto, figlio di una guerra che non ha vissuto, ma dalla cui ombra inevitabilmente nessuno di noi sfugge,Libeskind non vuole elementi “invisibili” sul retro di questo edificio che si propone di promuovere una cultura di pace, partendo dalla storia militare germanica.
Vuole uno stacco audace, vuole penetrare l’arsenale storico e dar vita a un’esperienza nuova, ma senza revisionismi sulle responsabilità tedesche.
Penetra con un cuneo di vetro, cemento e acciaio negli edifici neoclassici ai margini della città di Dresda, per farne il Nuovo Museo della Storia Militare.
Un progetto durato 7 anni e costato quasi 63 milioni di euro.
Una scheggia d’acciaio, ribattezzata quasi onomatopeicamente “sharp”, (affilata, tagliente, aguzza, ma anche forte e intensa, netta e nitida), alta 30 metri per14.500 tonnellate cuneo di calcestruzzo e acciaio, che taglia la facciata del museo e ne attraversa il volume totale.
Un cuneoche per un’altezza di cinque piani che, attraversa percorsi tematici che dialogano con quello cronologico, rompe il prospetto principale dell’edificio e destabilizza sale interne e corte sul retro, invadendo con geometrie triangolari e mettendo a soqquadro con linee prospettiche bidirezionali.
Affianco ad elementi prettamente bellici come missili, elicotteri e automezzi militari, quei simboli del linguaggio, del giocoo della moda, che la guerra la vivono nel quotidiano si accostano oggetti di una memoria che impara a non dimenticare. Il puzzle di legno che compone il nome di Hitler, il teschio del soldato morto suicida nel secondo conflitto Mondiale, la lettera della madre del soldato, tornata al mittente timbrata “Caduto della Grande Germania”, la poesia di una bambina morta nel campo di concentramento di Auschwitz, la foto di una Marlene Dietrich in uniforme, l’abito originale dell’ex ministro degli esteri Joschka Fischer, schegge di granate che hanno ferito un soldato tedesco in Afganistan, 30 paia di scarpe dal lager di Majdanek, la bibbia che un prete leggeva ad alta voce mentre le truppe tedesche saccheggiavano il villaggio di Kommeno in Grecia. Frammenti di vita che offrono spunti di riflessione sul senso della violenza, della guerra e del dolore, più che sulla tecnologia della guerra.
Una scheggia che puntando volontariamente all’orizzonte da cui provenirono gli aerei che nel febbraio del ’45 distrussero Dresda, al suo ultimo piano si lascia trafiggere dal vento che, filtrando dalle gratedi coperturain uno spazio quasi aperto, domina quella città distrutta e ricostruita. Concludendo significativamente il percorso museale.
Il “Libeskind’sWedge” vuole essere punto di forza di una Germania che è capace di riflettere, ma ancor più ha il coraggio di spiegare senza sconti, il suo tragico passato. Una scheggia conficcata sulla coscienza di un’umanità che da quella guerra non è più la stessa, e non lo deve dimenticare.

Chiara Centineo
Acciaio Arte Architettura 50