Eco di passi nella memoria

Location: Vigonovo, (Venezia)
Designer: 3ndy Studio, via Pava 58, Vigonovo VE
Project: appartamenti ed uffici
cliente: Cosmo Immobiliare Snc
cantiere: 2007-2011
superficie calpestabile: 685 mq
architetti: 3ndy Studio, via Pava 58, Vigonovo VE
partners: Storico dell’arte Philippe Daverio; Artista Giorgio Milani
impresa: Costruzioni Canova srl
fotografo: Fernando Guerra
Far rivivere un luogo o riportarlo all’antico splendore significa anche rievocarlo per quelle che sono le voci che l’hanno popolato

A Vigonovo, comune situato tra Padova e Venezia, in continuità con il ricco patrimonio artistico e storico della Riviera del Brenta, già nel primo decennio dell’800 il centro storico appariva consolidato lungo l’asse di Via Veneto, strada provinciale. Da lì a breve sorsero villa Zanon, edificio importante sia per le qualità architettoniche sia perché futura sede municipale, e il complesso abitativo del Campiello. Sul finire dell’800 a completamento del Campiello venne realizzato un palazzetto caratterizzato da un’infilata di archi al piano terra e da un’elegante sequenza di bifore al piano primo: questo importante rapporto visivo tra il Campiello e villa Zanon venne interrotto a metà ‘900 a seguito di un’urbanizzazione che portò in secondo piano il complesso rispetto alla via principale favorendo così un veloce degrado e un inesorabile abbandono culminati poi nel 1984 con l’incendio dell’edificio. Con esso non verrà persa soltanto una struttura architettonica, ma anche la memoria storico architettonica che esso custodiva.
3ndy Studio, studio di architettura e design, ha curato il restauro del Campiello, inaugurato nel settembre 2011: l’intervento ha centrato l’obiettivo di riqualificare una parte importante del paese di Vigonovo creando un nuovo luogo di aggregazione sociale a completamento del centro storico,

Far rivivere un luogo o riportarlo all’antico splendore significa anche rievocarlo per quelle che sono le voci che l’hanno popolato, frammenti di storia, di vita, di quotidianità e tradizione che possono essere colte e tracciate per sempre su un foglio di carta.
E questa pagina smisurata è diventata, nel progetto del Campiello, una enorme scultura composta da centonovanta lastre di acciaio corten per una superficie di oltre 300 metri quadrati da leggersi come una gigantesca ed enigmatica pagina di un libro.
L’idea è stata quella di riproporre il disegno del fronte dell’edificio ottocentesco, distrutto dall’incendio. Si poteva procedere con una ricostruzione, che però sarebbe stata un falso, oppure scegliere, come è stato fatto, la via della rievocazione.
La facciata progettata da 3ndy studio riproduce le dimensioni della facciata scomparsa, il ritmo delle aperture, ma suggerisce anche la disposizione delle macchie del tempo sull’intonaco. Per completare la facciata e renderla un’opera unica, lo studio ha chiamato a collaborare lo scultore piacentino Giorgio Milani, su suggerimento di Philippe Daverio, anch’egli attore di questa grande operazione artistica.
Milani ha scritto su questa pagina, arricchendola attraverso i pieni e vuoti creati dalle lettere dell’alfabeto sui pannelli di acciaio corten. Da qui nasce “Eco di passi nella memoria” un’opera di lettering, che in inglese significa “caratteri”, ovvero una composizione di lettere e simboli appositamente scelti dall’artista, Giorgio Milani, in base alla loro origine ottocentesca (anno a cui risale la costruzione dell’edificio) e alla loro veste estetica, bilanciando 22 diversi alfabeti, tra maiuscole e minuscole, in diverse rielaborazioni di “grazie e bastoni” creando un’armonia estetica e culturale.
Ogni carattere ha però dovuto essere opportunamente modificato, per consentire il taglio al laser dei singoli caratteri, il che ha comportato il superamento di numerose difficoltà tecniche. Il risultato finale, denso di significato, è un ricamo di parole che danno vita ad una trama che ricorda la vecchia “pelle” dell’edificio, cioè il degrado superficiale che il tempo ha disegnato su di esso.
Durante il giorno non è facile distinguere le citazioni scelte da Philippe Daverio e da Giorgio Milani a meno che non si osservi l’opera con calma ed attenzione. A tal proposito è stata progettata una lunga panca per favorirne la contemplazione. Alcune chiavi di lettura sono state incise sulle porte di ogni appartamento (“la porta che non aprimmo mai” T.S. Elliot), altre ancora nel giardino delle rose.
Di notte, l’opera si rivela attraverso la luce: questa filtra dai pannelli facendo risaltare i versi per divulgarli e diffonderli a chiunque voglia mantenere viva la memoria e la storia del luogo.

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Acciaio Arte Architettura 52