Maison du peuple

Episodio saliente della storia delle costruzioni in acciaio , la Maison du Peuple di Clichy è il prodotto straordinario della koinè Beaudouin-Lods-Prouvé

avanguardia architettonica in Francia tra le due guerre impegnata nel rinnovamento dell’arte del costruire nel tentativo di applicare i modi della produzione industriale al settore edilizio.
L’edificio è costruito in un quartiere della periferia di Parigi tra i 1936 e il 1938, esito delle politiche municipaliste che hanno caratterizzato le vicende del Fronte Popolare francese.
E’ una prodigiosa macchina in acciaio, che traspone in figure dell’architettura i sistemi di costruzione ed il layout di funzionamento .
La municipalità definisce un programma funzionale complesso comprendente una Casa del Popolo e un mercato coperto: la prima doveva contenere, oltre agli uffici per le rappresentanze sindacali, una sala riunioni-feste e proiezioni cinematografiche; il secondo un mercato di quartiere per la vendita di carni, legumi, pesce e frutta.
La riflessione sulle modalità di funzionamento dell’organismo architettonico in rapporto alle dimensioni del lotto, con la constatazione che le funzioni ‘Casa del Popolo’ e ‘mercato’ non sono mai simultanee, innesca l’invenzione più stupefacente dell’intero progetto: tetto, pavimento e pareti interne sono amovibili, possono scorrere-traslare-comporsi inducendo diverse configurazioni spaziali e funzionali, all’insegna della flessibilità e trasformabilità dello spazio interno del manufatto.
Tale complesso dispositivo funzionale, in forma di due semplici volumi giustapposti, composto con la consulenza dell’ingegnere aeronautico Bodiansky e delle officine meccaniche Schwartz-Haumont, è articolato nel modo seguente. Per evidenti ragioni di accessibilità, il mercato è disposto al piano terra: all’interno della sua figura quadrangola si isolano quelle dei due corpi-scala principali, accessibili da Boulevard de Lorraine, che attraverso un sistema di saracinesche mobili a scomparsa rendono indipendente dal mercato l’ingresso alla sala superiore.
Al primo piano il solaio presenta un nucleo centrale costituito da un sistema di otto elementi, di 17×5,50 metri, che scorrono attraverso un sistema di argani e binari ‘dentro’ il blocco tecnico posto lungo Rue Morillon (armoire a planchers), unificando lo spazio del mercato e ritagliando una galleria anulare. Il lucernario di copertura, apribile attraverso un dispositivo elettrico, trasforma il mercato en plain air, sotto l’egida di igiene, aria e luce, principi informatori della Nuova Architettura.
Il primo piano, nella disposizione ‘chiuso’ di pavimento e lucernario, funge da sala riunioni-feste in grado di accogliere 1500-2000 persone; mettendo in funzione un sistema di pareti scorrevoli, il medesimo piano può trasformarsi in un cinema-teatro (anche all’aperto!) per 700-800 persone, dotato di foyer, bar e ingresso indipendenti.
L’edificio è un palinsesto di soluzioni costruttive e tecnologiche avanzatissime frutto del genio di Jean Prouvé, esperto nell’impiego dei metalli e in particolare della lamiera d’acciaio : saldata, piegata, imbutita, aggraffata, punzonata, bullonata, essa viene plasmata per diventare pilastri, travi, scale, finestre e infine pannelli, elementi componenti realizzati in officina con i materiali prodotti dall’industria e montati ‘a secco’, in cantiere da maestranze specializzate .
La struttura statica ha notevole rilevanza, per dimensione fisica e sostanza architettonica, trama entro cui si dispongono le figure del complesso meccanismo di funzionamento: è costituita da una serie di portali paralleli in acciaio, controventati longitudinalmente, con intervallo di circa 5 metri, che scandiscono un’impianto ‘a navate’, la centrale di 17 metri e le due laterali di 11,50 metri, per un’estensione longitudinale di 45 metri.
Questo meccanismo in acciaio ad assetto variabile esprime, nelle parti come nel tutto, la coincidenza tra forma tecnica e forma architettonica, facendo diventare le figure tecniche del sistema olistico, stilemi di un linguaggio della costruzione e del funzionamento che, lontano da qualsiasi logica esornativa o del pastiche, vengono espressivamente raccontati attraverso il principio saliente della loro composizione: il montaggio. Ciò si evince ad esempio nella pensilina esterna, figurativamente appesa alla facciata, e nel suo dettaglio d’angolo dove, interrompendosi per l’ampiezza di un angolo retto, evidenzia lo spigolo vivo dell’edificio sottolineandone l’asciutta stereometria; o nella copertura corrugata a shed, resa mobile da un sofisticato congegno elettrico; così come nel sistema della balaustrata del primo livello, totalmente eclipsable, che si ripiega su se stessa scomparendo nel pavimento; ed ancora, nella parete-saracinesca impiegata per costruire la figura della sala da cinema-teatro che, secondo necessità, scorre su binari posti a soffitto per scomparire ‘dentro’ la scena . A Prouvé si deve infine la realizzazione del mur-rideau, della parete-tenda sospesa alle facciate, liberate da ogni funzione portante per divenire ‘pelle’ dell’edificio, pensata per proteggere e contenere. L’elemento generatore è il pannello , componente monoblocco che misura i fronti con la sua dimensione modulare, determinando, ‘senza camuffamenti’, l’immagine complessiva del manufatto. Un pannello di tipo traslucido delimita il volume della ‘sala’, mentre un pannello di tipo opaco caratterizza il corpo di servizio, a sottolineare la gerarchia funzionale e volumetrica delle parti. Il pannello traslucido è di tipo composto, con uno strato esterno in vetro filigranato da 8 millimetri e uno strato interno traslucido in Rhodoid (materia plastica a base di acetato di cellulosa), con interposizione di una camera d’aria con funzione isolante. Esso è posto in opera attraverso una struttura di appendimento in acciaio, il cosiddetto profil radisseur, realizzata da un profilato scatolare di forma ogivale aperta con funzione frangivento. Il pannello opaco della torre scenica (dimensione 2953×1034 millimetri, intervallo 1040 millimetri, giunto 12 millimetri) è invece un complesso meccanismo funzionale stratificato in grado di resistere al carico del vento grazie alla forma particolare della sezione trasversale: la lamiera d’acciaio che costituisce il guscio esterno e la finitura, è irrigidita attraverso un meccanismo interno a molla che la conforma convessamente producendo la caratteristica vibrazione della facciata sotto i raggi del sole.
“Io non ho mai disegnato forme” affermava Prouvé, “Io ho fatto solo delle costruzioni che avevano una forma”. Una lezione da riproporre, con l’intento di indicare un ‘grado zero’ dell’architettura, in una fase di crisi globale che ha lasciato sul campo le macerie di una cultura della spettacolarizzazione dei manufatti priva di ogni contenuto etico. Per riportare l’architettura alla sua ragion d’essere: unione (espressione) inscindibile di cultura e tecniche, di forma e costruzione.


Acciaio Arte Architettura 55