Casa 2+3

Location: Treviso
Designer: Arch.Giuseppe Cangialosi
Project: Casa 2+3
Collaboratore: Arch. Vittorio Massimo
Realizzazione: 2013-14
Foto: Marco Zanta
Progetto segnalato al Premio Architettura Città di Oderzo 2014
L’intervento di restauro e ampliamento di questo edificio a Treviso diviene occasione per un dialogo con l’edificio preesistente attraverso un linguaggio contemporaneo

L’intervento di restauro e ampliamento di questo edificio a Treviso diviene occasione per un dialogo con l’edificio preesistente attraverso un linguaggio contemporaneo. La sintesi compositiva degli elementi progettuali dell’architetto Cangialosi deriva da un attento studio attraverso la memoria storica dei luoghi. L’idea del progettista nasce dalla volontà di mantenere vive le tracce dell’edificio esistente, amplificandone l’importanza e riformulando un volume nuovo che, attraverso una forma netta, crea un dialogo con il costruito. La rilettura delle tracce storiche si riscontra con estrema chiarezza nel prospetto est, in cui il restauro degli scuri esistenti e la risistemazione calibrata del verde esterno si integrano organicamente con il tono del mattone, ripristinando l’atmosfera originaria che l’avanzare del tempo finiva per compromettere. La relazione tra i materiali, il calore del legno, la presenza dell’acciaio e la nettezza del gesto architettonico, rappresentano la base dell’intervento; sono elementi che hanno permesso di ridurre attraverso nuove forme la distanza relazionale tra l’intervento e l’uomo, ripristinando l’atmosfera tipica dei nostri luoghi.
La presenza dell’acciaio sia all’esterno dell’abitazione sia all’interno rappresenta anch’essa un legame con la tradizione. Il nostro territorio infatti è ancora ricco di bravi artigiani che in modo sapiente ancora oggi riescono a dare forma alle idee.
La scala interna “alla marinara” che permette di accedere al soppalco diventa quasi una scultura, un nuovo oggetto che si incastra nel parapetto originario ligneo cercando di creare con quest’ultimo un dialogo e provocando, nel contempo, un innesto.
La linea che separa la parte di facciata in legno con quella originaria funge da limite, da bordo fra il linguaggio anonimo del ‘900 e la nuova pelle in legno. Qui l’acciaio zincato in color cor-ten diventa un margine che delimita due tipi diversi di tessitura della facciata, diversi per materia e trama.
Le finestre fisse infine sono studiate come dei ritagli nella cortina di legno e formano una cornice che, da dentro, inquadra il paesaggio e crea relazioni fra interno ed esterno e viceversa.

Marzia Urettini
Acciaio Arte Architettura 60