Casa dentro casa

Location: Mendel – Oudernaade- Belgio
Designer: DVVT (Jan De Vylder ,Inge Vinck, Jo Taillieu) collaboratori : Indra Janda, Sebastian Skovsted, Olivier Goethals
Project: Edificio residenziale
Committente : privato
Periodo di costruzione : 2007-2011
Progetto strutturale: Progettazione Strutturale Arthur De Roover, Gand
Finiture: Da Eegh em BVBA, Sint-Amandsberg; Alumetal BVBA, Wingene
Coperture: Ducla BVBA, Beernem
Piano totale: Superficie m² 182
Strutture e serramenti : Fratelli De Clercq
Foto: Filip Dujardin
Da queste premesse ne scaturisce un progetto dove il cuore contemporaneo riflette metaforicamente e materialmente su uno spazio che conserva forma e materiali valorizzati dalla “patina del tempo”

Casa Rot-ellen-berg si trova a Mendel, un tipico villaggio fiammingo di case in mattoni. L’edificio in questione è un ex pub fronte strada un tempo frequentato da ciclisti della domenica. I committenti, appassionati d’arte hanno un’idea di abitare molto urbana, molto contemporanea che difficilmente si adattava agli spazi chiusi e rigidi dell’edificio esistente. Progettisti e committenti si sono confrontati sulla relazione tra  spazio domestico e contesto e sulla stratificazione dello spazio abitativo.

Il progetto di casa Rot-ellen-berg riflette la scelta di mantenere intatto l’involucro, cosa molto apprezzata dagli abitanti di Melden perchè lascia riconoscibile quell’edificio che è parte della storia del villaggio. Lo studio DVVT ha come metodo progettuale quello di partire dai materiali e dalle tecniche ad essi associate, magari approdando ad un uso improprio degli stessi ma assolutamente giustificato dalla logica strutturale.

Da queste premesse ne scaturisce un progetto dove il cuore contemporaneo riflette metaforicamente e materialmente su uno spazio che conserva forma e materiali valorizzati dalla “patina del tempo”. Su due lati dell’edificio la muratura rimane a vista e le tracce d’intonaco non sono state toccate, mentre sul lato nord la stessa è coperta da uno strato protettivo in lastre a forma romboidale, forma che viene dissimulata da una texture dipinta di finti mattoni. Due abbaini di acciaio specchianti, un bordo riflettente tra tetto e pareti e una porta d’ingresso rosso brillante, sono dettagli anomali e lasciano immaginare che qualcosa in realtà è cambiato. L’edificio preesistente è stato svuotato e protegge al suo interno la nuova “casa di vetro”. Il rifacimento di nuovi solai in calcestruzzo, avrebbero provocato interventi sulle controfacciate preesistenti, quindi gli architetti De Vylder,Vinck e Taillieu hanno pensato di usare una struttura autoportante, composta da impalcature metalliche e casseforme lignee, un kit provvisorio per la costruzione, una specie di “meccano” indipendente dall’involucro che potrebbe essere composto e ricomposto, con un processo di autocostruzione, utile a modulare gli spazi interni in base alle esigenze dei residenti. Una soluzione tecnica ben accolta dai committenti che cercavano spazi da poter usare a loro piacimento, versatili e flessibili adatti al loro stile di vita. La scelta di collocare un volume interno rimodulabile e trasparente porta a risolvere problemi di tipo distributivo, bioclimatico  e illuminotecnico in un’ottica sostenibile. La muratura preesistente  protegge dall’esterno, dalla strada, da cui non si vede la “serra” interna poiché questa non è aderente alla controfacciata ma è separata da un atrio d’ingresso e da un corridoio che forma un “cuscinetto d’aria isolante”, una soluzione architettonica che sottende un’idea di sostenibilità non solo ingegneristica. In questo progetto la “facciata di vetro” viene usata in modo inusuale, viene collocata all’interno dell’edificio, e con le sue caratteristiche di trasparenza mostra l’intero spazio interno e definisce quello funzionale, quello d’azione. La zona living si può ampliare o ridurre aprendo e chiudendo le vetrate scorrevoli, queste soluzioni sono vantaggiose sia dal punto di vista economico che da quello ambientale visto che riducono il volume da riscaldare. Uno spazio così concepito si modifica, si sdoppia in un’ottica stagionale diventando una “casa d’inverno” dentro ad una “casa estiva”. Il posizionamento e le caratteristiche di trasparenza delle pareti in vetro e metallo permettono la diffusione della luce proveniente dalle tradizionali aperture di facciata dell’ involucro storicizzato e fanno percepire lo spazio interno in tutta la sua estensione, nella massima luminosità. Lo spazio cristallino che ne risulta viene concepito come un loft aperto, il salotto, le camere da letto per i bambini sono collocate lungo i corridoi distributivi, il bagno nel mezzanino, mentre la camera da letto matrimoniale e la cucina sono disposte verso la parte più interna della casa per aumentarne la riservatezza. La casa di vetro permette comunque anche nelle altre stanze dei “tempi di privacy” attraverso l’uso di tende oscuranti, sipari da chiudere quando è necessario, collocate lungo i telai di metallo e vetro che costituiscono le pareti divisorie.  Questo interno così urbano legato al vivere contemporaneo, ai materiali come il vetro e l’acciaio, contrasta con le idee di casa borghese, di vita tranquilla del villaggio e con i modi di vivere radicati nella cultura fiamminga, però risponde perfettamente alle esigenze del contesto e al modo di intendere l’abitare dei committenti.

di Elisa Ghedin

 


Acciaio Arte Architettura 61