I mondi di Primo Levi: una strenua chiarezza

Progetto: Progetto per allestimento mostra itinerante “I mondi di primo Levi. Una strenua chiarezza” - 22 Gennaio – 6 Aprile 2015
Committente- Promotore: Centro Internazionale di studi Primo Levi
Curatori: Fabio Levi, Peppino Ortoleva
Progetto allestimento: Gianfranco Cavaglià in collaborazione con /with Anna Rita Bertorello
Progetto grafico e realizzazione audiovisiva: ARSMEDIA – Silvio D’Alò
Organizzazione e coordinamento della produzione: Silvio d’Alò
Progetto grafico e impaginazione : Gian Nicola Maestro, Cristina Leone, Gian Carlo Cagliero
Editing filmati e videografica: Renzo Pierantoni, Juan Carlos Gnocchini
Ricerche e coordinamentor : Roberta Mori
Realizzazione artistica della sezione Carbonio e consulenza ideativat: Yosuke Taki
Coordinamento degli apporti all’allestimento: Anna Rita Bertorello
Percorsi multimediali Multimedia: Ars Media, Daniela Muraca, Roberta Mori
Allestimento: Puntozero srl
Località: Corte Medievale, palazzo Madama – Torino (prima sede espositiva)
Documentazione fotografica: su cortese concessione / Courtesy of the Studio Cavaglià, Immagini inaugurazione di /by Alessandro Talarico
La mostra “I mondi di Primo Levi” a Palazzo Madama a Torino si apre con un carro ferroviario merci dell’inizio del Novecento, posto di fronte all’ingresso, un forte richia­mo al tema della deportazione che tuttavia rimane solo uno dei filoni di riflessione che la mostra offre sulla figura di Primo Levi.

La mostra “I mondi di Primo Levi” a Palazzo Madama a Torino si apre con un carro ferroviario merci dell’inizio del Novecento, posto di fronte all’ingresso, un forte richia­mo al tema della deportazione che tuttavia rimane solo uno dei filoni di riflessione che la mostra offre sulla figura di Primo Levi. Un percorso che già dal titolo preannuncia quella pluralità di prospettive, di mondi appunto, che hanno contraddistinto la vita del chimico, scrittore, testimone ed inventore, uno dei grandi uomini del Novecento.
Dalla commovente nota introduttiva alla mostra, scritta dai curatori1 , ben si coglie la coerenza che lega assieme le tante avventure letterarie, le traversie storiche e per­sonali di Primo Levi: << (…) Diventato narratore per un intimo impulso dopo essere precipitato in uno degli abissi della storia, Auschwitz, e ricondotto alla scrittura per dar conto del suo riemergere alla vita, Levi ha poi usato il suo italiano limpido e ammalian­te per narrare altri universi di cui pure e in altro modo era testimone privilegiato.>>
La sfida di una mostra come questa, che va a scandagliare gli aspetti più nascosti, alla base del processo creativo della scrittura e dell’azione stessa dello scrivere, comporta necessariamente un appassionato e lungo lavoro di progettazione per l’allestimento, e più propriamente di ripensamento soprattutto in merito all’esperienza che si vuole offrire e suggerire al visitatore.

Da appunti e documenti di lavoro

Progetto dell’allestimento
La prima operazione progettuale effettuata è stata la richiesta di rimuovere, se possibile, residui di allestimenti precedenti che frammentavano a livello delle volte lo spazio della Corte Medievale. Condizioni favorevoli hanno reso possibile il recupero dello spazio originale delimitato da pareti ricche di stratificazioni di interventi avvenuti nei secoli.

L’allestimento
Esclusa l’ipotesi dell’allestimento d’interpretazione scenografica, la mostra di uno scrittore è stata impostata sull’attrezza­tura del leggere e dello scrivere, con un riferimento alle postazioni di lavoro, i plutei, della Biblioteca Laurenziana: zone delimitate per lo studio e la scrittura, in un grande spazio, caratteristica principale del progetto architettonico: fruire la porzione di un grande spazio. Esperienza sempre più rara.

Il progetto dell’allestimento è cresciuto poi insieme al progetto dell’ordinamento della mostra in una reciproca e continua relazione.
Il progetto è proseguito sul leggio e sul suo supporto per essere smontabile, trasportabile (contenimento del peso e del volume), flessibile in termini di aggregazione secondo la narrazione che viene proposta con un percorso guidato che ac­compagna il visitatore dall’ingresso all’uscita.
Il visitatore segue nel percorso l’interpretazione del lavoro di Levi, nello sviluppo di alcune delle molte sollecitazioni che suggerisce.
L’impostazione distributiva dell’allestimento presenta spazi per la fruizione da parte di gruppi (scolaresche); una condizio­ne di fruizione più individuale e di separazione dal contesto della Corte Medievale di Palazzo Madama è prevista per Auschwitz: un percorso delimitato nel quale il visitatore incontra sintetiche frasi, solo parole di Levi, con voluta esclusione di immagini.

Una mostra itinerante

Ricordando che non c’è mai una sola risposta ad una domanda ed una sola proposta progettuale ad una richiesta precisa: la specifica di “mostra itinerante” ha in qualche modo orientato verso il metallo quale ambito nel quale la re­versibilità, il montaggio e lo smontaggio può essere praticato concretamente, senza usura, rispetto al numero possibile di riedizioni della mostra.
Nel successivo sviluppo del progetto, integrato con le prove dirette di laboratorio, questo è andato verso una progres­siva sistematizzazione sino ad arrivare ad un sistema definito in tutte le sue parti secondo la logica che ricorda quella del “meccano”.
Gli elementi verticali di supporto dell’allestimento, identificati nelle scale doppie di produzione industriale, hanno tro­vato motivazioni diverse: utilizzare quanto già esiste ed è collaudato (ripiegabilità), mantenere l’attenzione ai costi e ricordarsi che l’alluminio pesa circa un terzo del ferro. Ne è conseguita la scelta dell’alluminio come sostanza della maggior parte degli elementi dell’allestimento.
Le prime verifiche di collocazione dell’allestimento in alcune delle possibili destinazioni future della mostra hanno ripor­tato spazi con altezze utili minori rispetto a quelle di Palazzo Madama: ne è seguito un intervento sulle scale per ridurre, all’occorrenza, l’altezza delle medesime.

Marina Cescon
Acciaio Arte Architettura 61