IL TECNICO HA SCELTO L’ACCIAIO PALLADIO

in ARCHIVIO by on novembre 10th, 2008

Quando il serramentista sceglie per la propria nuova abitazione i profili in acciaio dallo spessore di 2 mm si conferma la scelta d’obbligo per un tipo di serramento robusto che risponda alle esigenze di elevata sicurezza e dall’ottimo isolamento termico e acustico.
L’abitazione sorge proprio sopra l’officina e fa parte di un complesso più ampio destinato alle attività produttive: un contesto particolarmente rumoroso dove l’isolamento dei serramenti è davvero condizione fondamentale.
La casa, a Seregno in provincia di Milano,  presenta una rilettura in chiave contemporanea dello stile architettonico tradizionale locale: ringhiera in ferro, pietra a vista, acciaio e legno.
GLI SPAZI INTERNI: L’interno è un volume a doppia altezza con un elemento centrale, la scala camino, fulcro delle attività sociali della famiglia. Il piano primo è costituito da zona giorno mentre il piano secondo è costituito da un ballatoio distributivo con una passerella tutta in acciaio di passaggio tra le camere.  La luce svolge un ruolo fondamentale grazie alle grandi luci vetrate degli alzanti scorrevoli dalle notevoli dimensioni : circa 3.40 x 2.60 m. Il rifacimento delle strutture orizzontali ha permesso di legare in continuità gli spazi distribuiti ai differenti piani.
L’ACCIAIO: E’ stato utilizzato per la realizzazione dei serramenti, della scala e della passerella distributiva.
I SERRAMENTI: svolgono un ruolo fondamentale dell’abitazione, trattandosi della casa del serramentista realizzatore. L’ESPERTO HA UTILIZZATO IL MASSIMO per le proprie esigenze per quanto riguarda materiale (acciaio) e tipologia dei profili utilizzati: grosso spessore della lamiera – 2 mm – e alta qualità della lega impiegata senza rinunciare alle grandi luci vetrate.
Marzia Urettini
Acciaio Arte Architettura N. 33

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IL NUOVO SHOWROOM GAS

in ARCHIVIO by on novembre 9th, 2008

L’intervento di ristrutturazione interna della sede centrale di Gas Jeans a Chiuppano (VI) non costituisce solamente un progetto teso a migliorare la funzionalità dell’azienda bensì rappresenta l’attuale trasformazione della fabbrica veneta da produttiva a direzionale.

Nasce così la necessità di ripensare gli spazi interni e di liberare tutti i locali esistenti da pareti o divisioni non strutturali; si portano quindi le nuove funzioni all’interno della fabbrica che diventa non più produttiva bensì spazio di vendita e di comunicazione, in linea con il nuovo percorso commerciale e con il marchio Gas.

E’ con queste premesse che i progettisti dello Studio C+ partners hanno reinventato gli spazi e le funzioni collocando lo showroom al centro della fabbrica, spostandolo dall’ultimo piano dov’era relegato.

Lo spazio showroom diventa il fulcro dell’azienda: tre grandi cubi luminosi, ognuno una sorta di negozio trasparente, si affacciano sulla grande piazza-mercato dove ci si incontra, si vende, si parla.

IL PROGETTO:

Il punto di partenza era realizzare delle pareti autoportanti idonee ad ospitare veri e propri “negozi” interni autonomi destinati a spazio vendita e di rappresentanza; i progettisti, in collaborazione con Visplay (gruppo Vitra), hanno ideato un sistema composto da un giunto in acciaio con la funzione di nodo strutturale per pareti o schermi di parete su elementi autoportanti, per realizzazioni non solo relative a spazi di merchandising ma anche di natura diversa.

Divisori, schermi, separazioni, cabine, volumi autoportanti sono infatti facilmente realizzabili per qualsiasi funzione e destinazione e, opportunamente calcolati, possono anche raggiungere grandi dimensioni.

Questo sistema ha permesso anche di allestire internamente ed esternamente tutte le pareti, in questo caso in plexiglas, attrezzate in modo di supportare peso e attrezzature diverse. L’illuminazione a leds, cromaticamente variabile, contribuisce ad esaltare l’effetto scenografico dei cubi.

L’attacco a terra è concepito con un profilo metallico atto a contenere sia le lastre in plexiglas sia l’illuminazione ed è predisposto per supportare tutte le differenze di quota del pavimento.

Il nodo strutturale in acciaio ideato dallo Studio C+ partners ha modificato l’esistente sistema di produzione: l’attuale applicazione del prodotto prevede l’installazione del meccanismo solo a parete in modo monodirezionale e con la sola funzione di supporto per mensole e accessori. Il nuovo sistema, dalla grande flessibilità espositiva e dall’eccellente risultato strutturale ed estetico, è particolarmente adatto per qualsiasi destinazione d’uso.

Marzia Urettini

Acciaio Arte Architettura N. 30

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SUZHOU MUSEUM

in ARCHIVIO by on ottobre 30th, 2008

La ricerca della simmetria è una delle chiavi di lettura dell’architettura tradizionale cinese, oltre ad essere un aspetto simbolico in molte della realizzazione dell’architetto I. M. Pei: un mondo di linee, triangoli, quadrati e pura simmetria, di cui la celebre copertura piramidale del Museo del Louvre ne è testimone.

Il museo Suzhou, nella regione a Nord-Ovest di Shanghai, è la seconda grande opera dell’architetto I. M. Pei nella sua terra d’origine.

Nel 2002 gli venne commissionato dalla autorità governative di Suzhou la realizzazione del museo che nei suoi 5000 metri quadri di spazi espositivi avrebbe dovuto raccoglie i tesori della millenaria città di Suzhou, centro politico e culturale della Cina nelle dinastie Ming  e Qing (XV-XVI secolo).

All’architetto Pei il comitato governativo  promotore del progetto aveva esplicitamente richiesto un edificio moderno ma che al contempo conservasse traccia dello “stile di Suzhou”. La domanda che sia era posto il progettista, ovvero cosa si intendeva realmente per rimando all’autenticità dello stile che aveva guidato storicamente le costruzioni in questa regione, è stata la riflessione che ha segnato la ricerca compositiva lungo tutto il percorso del progetto.

I colori utilizzati sono il bianco dei setti murari ed il grigio della pietra, i colori della tradizione di Suzhou ma abbinati a forme moderne ed a materiali contemporanei: l’acciaio per le strutture portanti delle coperture e per la realizzazione delle vetrate.

Il percorso del visitatore è segnato dalla presenza di un specchio d’acqua con piccole cascatelle, il cui suono accompagna e dirige il fruitore.

La rilettura della tradizione antica, o meglio di quello che si suppone essere un rimando alla stessa in chiave contemporanea e con sensibilità moderna, è compito difficile ma sorprendente stimolante. << (…) In Cina -dice il progettista- architettura e giardino sono un’unica cosa. (…) Nella sensibilità occidentale un edificio è un edificio ed un parco è un parco pur essendo collegati intimamente nello spirito, ma per la visione cinese sono semplicemente la medesima cosa.>> (1)

Ecco allora  che il disegno della costruzione diviene contemporaneamente organizzazione degli spazi verdi, dei cortili, del laghetto artificiale, degli ambiti aperti di collegamento con la porzione di parco protetta dall’UNESCO.

Con la realizzazione del Museo di  Suzhou, l’augurio, per un paese in pieno e frenetico boom nelle nuove costruzioni ed insediamenti, di considerare e rielaborare la ricchezza delle proprie millenarie tradizioni culturali, non essendo schiavo di quest’ultime, né tantomeno succube dei modelli occidentali.

(1) “I. M. Pei in China, Revisiting Roots”, “The New York Times” New York City, New York, USA, October 9, 2006, article by David Barboza.

Marina Cescon

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NICOLA CARRINO

in ARCHIVIO by on ottobre 9th, 2008

Biografia:

Nicola Carrino, nato a Taranto il 15 febbraio 1932, vive e lavora a Roma. Docente di scultura nelle Accademie di Belle Arti sino al 1992. E’ accademico Nazionale di San Luca. Espone dal 1952. Prima mostra personale nel 1958, dal 1962 al 1967 fa parte del Gruppo 1 di Roma.

Nel 1969 realizza i Costruttivi Trasformabili, sculture modulari in acciaio e svolge nel tempo interventi di Trasformazione nelle gallerie d’arte e nello spazio urbano. Dal 1967 progetta e realizza sculture in relazione al contesto urbano e al paesaggio e nell’ambito di edifici pubblici.

Forma e Spazio sono le coordinate fondamentali del lavoro di Nicola Carrino la cui scultura nasce, all’inizio degli anni Sessanta, dalla necessità della forma di evolversi e di trasformarsi in relazione al luogo di collocazione, anche con la partecipazione di possibili fruitori esterni.

I Costruttivi Trasformabili sono le prime sculture realizzate in ferro e acciaio tra il ’68 e ’69 che realizzano forme di grande impatto volumetrico. Le opere sono distribuite nello spazio in rapporto installativo e partecipano in visione urbanistica alla complessa costruzione dell’urbano diventando a loro volta sculture abitabili.

Le opere di Nicola Carrino, i Costruttivi prima e i Decostruttivi nella più recente definizione, si determinano come sculture di intervento urbano complesso, in rapporto dialettico con i luoghi e il vissuto della città e del paesaggio.

I Decostruttivi 2005-2006, ultimi lavori di Nicola Carrino, sono sculture dalle grandi dimensioni e dal grande impatto visivo che ridisegnano la configurazione del luogo attivando una nuova dialettica dello sguardo, della percezione dell’ambiente. Grandi strutture unitarie realizzate con barre tubolari in acciaio inox di mm 200 x 100 composte da telai inframmezzati da diagonali e crociere posti in successione longitudinale o slittati in profondità.

La scelta dell’acciaio nelle opere di Carrino è determinante: le superfici molate a mano del materiale riflettono e rimandano colori e luci, variabilità atmosferica e colori dell’ambiente circostante lasciandosi a loro volta assorbire dal contesto, annullandosi e rigenerandosi a tratti in un processo trasformativo di presenza-assenza che caratterizza l’abitabilità ambientale scultura-architettura.

Le sculture che lo scultore chiama Decostruttivi sono tre:

Il Decostruttivo Progetto Albornoz 2005, prospiciente il lato destro la facciata dell’Albornoz Palace Hotel di Spoleto, è costituito da tre quadrati di cm 294 x 294 in tubolare di acciaio inox Aisi 304 di mm 200 x 100 molato a mano, attraversati da una diagonale, formando in un insieme visivo un parallelepipedo di cm 294 x 598 x 152.

Il Decostruttivo Progetto W. 2005, previsto per uno spazio all’aperto di un’area museale a Roma, sempre costituito da tre rettangoli di m 2 x 4 in tubolare di acciaio inox Aisi 304 di mm 200 x 100.

Il Decostruttivo Progetto Artehotel 2006, realizzato a Perugia, si colloca nello spazio tra l’architettura dell’hotel e l’area parcheggio, sempre in tubolari di acciaio inox.

Marzia Urettini

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SARAGOZZA

in ARCHIVIO by on settembre 16th, 2008

Tra le strutture dell’Expo di Saragozza 2008, il padiglione spagnolo condensa magistralmente i principali temi di sviluppo ed interesse dell’esposizione internazionale di Saragozza. La preziosa ricchezza della risorsa “acqua” e le ricerche per uno sviluppo sostenibile sono del resto temi particolarmente cari a questa città, posta all’incrocio di tre grandi fiumi (l’Ebro, il Gállego e l’Huerva), vie di transito di persone, scambio di ricchezze e di culture.

La struttura richiama l’immagine di un bosco o di una distesa di bambu: i tronchi sono sostituiti da colonne in acciaio rivestite da elementi modulari in ceramica. Qui l’acqua scorre, raccogliendosi nel bacino ai piedi delle colonne, in parte assorbita dalle parti terminali in terracotta, a rinfrescare l’aria convogliata dalle colonne stesse.

Una parte dell’acqua viene poi nebulizzata per tenere costantemente rinfrescata la zona inferiore del grande portico, una parte invece viene naturalmente utilizzata nel processo continuo di evaporazione, considerate le torride temperature estive.

Sulla copertura del padiglione sono stati installati dei collettori solari per la produzione di energia; sono state predisposte vasche di recupero dell’acqua piovana.

Il visitatore entra in uno spazio magico, richiamato dal gioco della luce fra questi tecnologici tronchi, rapito dalla musicalità dell’acqua che scende, tutti aspetti che oggi rientrano in una sorta di “lusso sensoriale”, che di rado possiamo permetterci.

La pianta parte da una serie di punti che si trasformano in pilastri sopra uno specchio d’acqua; gli spazi espositivi sono ricavati, quasi scavati, nel volume interno.

Le grandi facciate a doppia e tripla altezza sembrano quasi essere smaterializzate, tanto sono contenuti visivamente gli ingombri dei telai portanti in acciaio. La struttura delle facciate è stata realizzata con impiego di profili compositi in acciaio zincato a “T” per montanti e traversi. Il nodo della facciata, grazie al sistema di doppie guarnizioni interna ed esterna garantisce di per sé un basso valore di trasmittanza nello scambio di calore fra esterno ed interno.

Nel caso del padiglione di Saragozza, oltre alle funzioni di rappresentanza ed istituzionali dell’esposizione, una tra le finalità intrinseche è stata forse quella non solo di creare una una forte suggestione di richiamo, ma quella di diventare un vero e proprio meccanismo d’innesco per un modo diverso di “pensare”, più critico ed attento, rivalutando quelle ricchezze che spesso si danno per scontate ma che non sono infinite.

Marina Cescon

Acciaio Arte Architettura N.35 – Settembre 2008

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