LUMINOSE INTUIZIONI

in ARCHIVIO di admin on novembre 4th, 2011

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Questa in sintesi la Chiusa di Rio Pusteria, scenario di aspre lotte e di lunghe contese, ora al centro di un sapiente progetto di recupero volto a scardinare un radicato sistema di convinzioni architettoniche.
Gli sforzi per conservare lo storico sito si sono concentrati prevalentemente sul corpo centrale della struttura, la cosiddetta “Torre dell’Imperatore”, a forma di ferro di cavallo e articolata in più livelli. La millenaria torre culmina con la realizzazione di un’innovativa copertura in acciaio e vetro la quale evoca l’immagine di una foglia nervata lievemente adagiata sulle strutture in elevazione dei resti dell’antico edificio che ritrova così nuova anima.
La copertura, concava in corrispondenza dell’attacco con la colonna centrale portante, presenta un’orditura principale costituita da profili tubolari in acciaio le cui teste trovano alloggiamento all’interno di un profilo a “C” ancorato perimetralmente alla muratura retrostante. Un sistema di tiranti in acciaio collega tra loro le travi dell’orditura principale al fine di sostenere le ampie lastre in vetro della copertura e di contrastare violenti fenomeni atmosferici quali forti nevicate. Un progetto fatto di poche ma ingegnose intuizioni rese attuabili grazie all’impiego dell’acciaio, materiale che gioca un ruolo di primo piano conferendo alla struttura solida essenzialità e leggerezza visiva. Un’agile soluzione che soppianta la prima ipotesi progettuale la quale prevedeva lo sviluppo di un’invasiva struttura a traliccio meno contenuta negli ingombri dimensionali che avrebbe compromesso l’identità del contesto. Al contrario la scelta dell’acciaio non solo esalta il fascino originario della torre inserendosi armonicamente nell’architettura preesistente con il minimo impatto ma caratterizza qualitativamente l’intervento sotto il profilo funzionale e prestazionale lasciando impercettibili segni. Un fluido percorso di luci e spazi all’insegna di una continuità culturale con il passato che preserva l’esclusiva amenità del luogo e tutta la riservatezza che esso offre.
Un materiale protagonista indiscusso anche nella soluzione dei dettagli quali la scala a chiocciola avvolta da un elegante parapetto in acciaio che, diramandosi dalla colonna portante, enfatizza il percorso a spirale di collegamento verticale fra i vari livelli in cui la torre si articola conferendo vigore alle spazialità esistenti.
Un luminoso ritorno di un locale storico al di là del quale è possibile scorgere un panorama avente la stessa forza evocativa di una poesia.

Di Erica Gaggiato

Progetto: Intervento di recupero della Chiusa di Rio Pusteria
Progettista: Arch. J. Rieder, Mühlbach
Località: Mühlbach, Bolzano
Periodo di realizzazione: 1998-1999
Serramenti: Heidenberger & Huber
Carpenteria: Heidenberger & Huber
Foto: Christian Unterkicher
Riferimento: N. 4- 2000

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FRAMMENTI DI CONTEMPORANEITA’

in ARCHIVIO di admin on ottobre 21st, 2011

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All’interno dell’area, una classica villa realizzata attorno agli anni ’70 sulle rovine del castello – di cui ora si recupera solo un muro affacciato verso la valle – riserva uno straordinario equilibrio al linguaggio del passato.
A lato della villa, l’unico originale reperto appartenente all’antica fortezza: un’inaccessibile torre in mattoni dalla cui cima si estende un suggestivo panorama avente la medesima forza evocativa di una poesia. La torre, depositaria di un singolare dialogo tra presente e passato, si contraddistingue per la presenza di un’innovativa scala a chiocciola in acciaio inossidabile AISI 304 costituita da uno scheletro di tre moduli sovrapposti con gradini a telaio saldati al perno centrale e con finitura pallinata con microsfere in vetro. Al fine di garantire la massima trasparenza nella lettura verticale del manufatto, le pedate dei gradini sono state realizzate in grigliato di ferro antitacco, zincato e verniciato nero opaco nel totale rispetto delle esigenze architettoniche contemporanee miranti alla creazione di atmosfere sempre più smaterializzate. La torre, racchiusa da una rete di protezione a tutta altezza, quasi a costituire un cilindro completo, è realizzata in lamiera di ferro intelaiata, stirata, verniciata e fissata ai gradini per mezzo di bullonature in acciaio; comunica così la sua straordinaria capacità di declinare in maniera del tutto inedita stilemi classici. Giunti alla sommità, nel punto di raccordo tra scala e terrazzo di copertura, un sobrio mancorrente composto da piatte in ferro verniciato nero trattenuto alla scala da tiranti in inox, mette in sicurezza il ponte di collegamento fra l’antica e materica torre in mattoni e l’evanescente costruzione in acciaio. Un progetto dilatato nel tempo volto a creare un’integrazione funzionale e volumetrica con l’esistente grazie al forte rapporto dialettico di materiali e tecnologie.
Il tema dell’acciaio continua il suo percorso nella pensilina dall’essenziale struttura in ferro ossidato con copertura in vetro asimmetrico posta al di sopra della porta d’ingresso dell’abitazione. Ancora una volta l’imprescindibile valore del dettaglio si afferma a dimostrazione del fatto che l’eleganza risiede anche nella semplice cura dei particolari.
L’interno della casa invece è attraversato da una complessiva operazione di semplificazione dove i colori nitidi, chiari e continui mettono in risalto l’innovativo camino dalle forme minimaliste. Quattro blocchi di tufo fanno da base ad un insolito braciere in acciaio spazzolato sopra il quale incombe, quasi flottante nel vuoto, una cappa costituita da un parallelepipedo in acciaio con finitura superficiale pallinata con microsfere in vetro, racchiusa tra due lame esterne in ferro ossidato.
Un progetto semplice ed essenziale in grado di dimostrate come l’acciaio, ancora una volta, riesca a dare nuova vita agli oggetti che mette in scena per farli passare indenni oltre la barriera del tempo.

Di Erica Gaggiato

Progetto: Recupero antica torre di avvistamento
Progettazione: Arch. Ezio Riva in collaborazione con Arch. Paolo Ugazio
Realizzazione: Bertolinox Srl
Luogo: Monferrato – AL
Documentazione fotografica: Lorenzo Nencioni

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UN RESTAURO A TUTTA LUCE: la casa è il paesaggio

in ARCHIVIO di admin on settembre 15th, 2011

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La volontà di creare una continuità interrelazionale fra interno ed esterno, ha indirizzato il progettista a scegliere materiali quali l’acciaio ed il vetro come interpreti nel formulare un proseguimento di continuità fra l’abitazione e lo spazio esterno.
L’edificio, in prossimità dell’ingresso principale, si sviluppa su tre livelli ed esprime fortemente la volontà di dare vita a due parti panoramiche vetrate in corrispondenza del bagno principale e della camera degli ospiti, mentre l’area su due piani, destinata al salotto ed alla cucina, affaccia direttamente sul giardino attraverso ampie vetrate.
La precisa volontà di valorizzare le caratteristiche peculiari della costruzione (le due vetrate principali avrebbero potuto presentarsi calandrate), nel rispetto della tradizione veneziana, unita all’obiettivo di realizzare grandi superfici vetrate, hanno indotto a scegliere l’acciaio come materia prima per la realizzazione degli infissi esterni.
In particolare, data la necessità di installare vetri di peso ragguardevole, la scelta non poteva che ricadere su tubolari in acciaio Inox PT® (AISI 316L) di qualità superiore, saldati in continuo e di spessore di 2 mm.
Grazie all’eccezionale robustezza dell’acciaio di questa qualità, Axer Group è stata in grado di realizzare ampie e luminosissime aperture, anche motorizzate, con un telaio talmente esile che quasi sparisce alla vista, lasciando tutto lo spazio all’impalpabile trasparenza del vetro, in un restauro da definirsi “a tutta luce”.
La scelta di utilizzare profili in acciaio di grosso spessore, ha garantito – oltre alla massima sicurezza antieffrazione ad una residenza immersa nella campagna – l’assenza di manutenzione del serramento, fattore determinante in tempi in cui è necessario essere lungimiranti nel risparmio, anche in virtù dell’attuale situazione che pone più che mai la manodopera difficile da reperire e costosissima.
Pareti vetrate fisse o apribili, alzanti scorrevoli ed aperture particolari su disegno del progettista, il tutto con un telaio minimal, conferiscono a questa abitazione uno stile attuale e raffinato dove è pur sempre leggibile passato, presente e futuro.

By Alice Acoleo

Progetto: Arch. Vesentini – Studio Vesentni Associati,Motta di Livenza,TV
Progettazione del parco: Orlando De Prà,”Il Giardino Snc”,Rivarotta di Pasiano (PN)
Località: San Vito al Tagliamento (PN)
Committente: Committenza privata
Realizzazione infissi in acciaio: Axer Group, San Biagio di Callalta (TV)
Profili per serramenti in acciaio: Palladio SpA, Treviso
Documentazione fotografica: Paolo Belvedere

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FABBRICHE DIMENTICATE

in ARCHIVIO di admin on settembre 2nd, 2011

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Intervista a Stefano Sandonnini

Guardando le sue foto ci si trova davanti a due anime che appaiono convivere in grande armonia: quella del fotografo e quella del viaggiatore. Vi è la grande curiosità del viaggiatore che scruta ogni angolo, ogni dettaglio di realtà nascoste e magari contraddittorie e difficili ed – allo stesso tempo – l’istinto del fotografo pronto a fermare ogni attimo irripetibile, l’inquadratura mai banale dei soggetti, letti sotto una nuova luce. Vedere, ricordare, narrare, interpretare. Come descriverebbe la sua ricerca?
La mia ricerca è una cosa istintiva, quando decido di intrufolarmi in questi ambienti abbandonati e scorgo tutto quello che mi appare davanti cresce dentro di me una fantastica emozione ed euforia che cerco di trasformare in opere di suggestivo impatto cromatico trasformando così pezzi ormai inutili di una lontana epoca siderurgica in quadri pittorici astratti che il tempo ha creato logorando strutture e colori. Io scruto e compongo immagini già esistenti, la sensibilità e l’istintività del mio occhio fotografico fanno ciò che farebbe un pittore con la sua tela ed il suo pennello.

Luoghi della fatica, fabbriche dimenticate, spazi cosiddetti della memoria: la materia con cui sono costituiti gli oggetti e la “spiritualità” che continua a trasudare anche dai luoghi non più frequentati e forse anche dimenticati, una memoria legata indissolubilmente alle tracce di quegli uomini che di là sono passati e che lì hanno vissuto. Come si può tradurre tale affascinante complessità in un’immagine?
Si fa sentendo le emozioni che trasmette il luogo in quell’istante, nel silenzio che ti circonda si trovano ispirazioni inaspettate che sfociano in questi fotogrammi.

Non vi é poi forse diversità fra “ritratto” e “natura morta”? O meglio anche una frantumata pulsantiera in disuso od un insieme colorato di cavi e spezzoni di tubi di una fabbrica dimessa sono da considerarsi ritratti più che esempi di una natura inanimata?

Certo, ritratti veri dove le rughe del viso vengono sostituite dalla ruggine e dalle crepe dei materiali, donando vita a pezzi riconosciuti fino ad allora solo come materiali da lavoro e non certo come opere d’arte.

Acciaio: luce e parti in ombra, geometrie dai contorni netti ed parti sfrangiate ed imprecise, graffi, ruggine ed incisioni, sfumature di colore disegnate dal passare del tempo e dell’operare dell’uomo. La complessità nel fotografare questo materiale come può essere descritta?

Per me non è per nulla difficile fotografare questo tipo di cose: loro sono lì in attesa solo di essere immortalate, poi certo sta nella sensibilità personale dell’artista di vedere oltre alla banalità.

Di Marina Cescon

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MAGICHE ALCHIMIE

in ARCHIVIO di admin on agosto 11th, 2011

CHIAROFONTE
Un esemplare unico, dal volume arrotondato e simmetrico realizzato in vetro soffiato su base lattimo sui toni del grigio e lavorato rigorosamente a mano.
Un’opera, parte integrante dell’archivio storico Venini frutto di una costante e tenace ricerca progettuale. Numerosi infatti gli incontri con artigiani ed ingegneri specialisti dei metalli tesi ad approfondire scientificamente semplici intuizioni. Il risultato finale è una sorprendente alchimia: sottili e irregolari aureole in acciaio, calcolate nella forma geometrica e realizzate con tecnologie ingegneristicamente avanzate, sono inglobate con definita casualità tra gli strati del vetro durante il processo di lavorazione.
L’idea di impiegare proprio l’acciaio nasce dalla volontà di ricercare un materiale in grado di mantenere la forma datagli a “freddo” anche durante la fase di lavorazione del vetro grazie a proprietà di dilatazione termica non così diverse da quest’ultimo.
Una creazione che supera i canoni tradizionali e che testimonia la straordinaria capacità dell’acciaio di adeguarsi ad imprevedibili accostamenti generando sinergie senza pari.
Due anime di natura diversa ben innestate tra loro, dove, a tonalità delicate e morbide linee si contrappongono segni decisi producendo singolari decori e conferendo alla composizione un particolare fascino cromatico.
Un universo di colori e forme irripetibili che decreta ancora una volta il successo di Venini, un microcosmo per chi ama l’eleganza discreta e raffinata nei particolari dove la creatività ha preso oramai il sopravvento e la tecnologia ne segue semplicemente il passo.

Di Erica Gaggiato

Designer: Diego Chilò, Sarcedo (VI)
Ditta produttrice: Venini, Murano (VE)
Foto: Giustino Chemello

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