TRA I VIGNETI

in ARCHIVIO di REDAZIONE on novembre 5th, 2009

Appena sopra Sagrado (Gorizia), dove la zona del Carso offre suggestivi angoli di natura e quiete, sorge l’Azienda Agricola Castelvecchio. Qui la bellezza del paesaggio, contraddistinto da un terreno storicamente difficile, arido in superficie e roccioso nella sostanza ma capace di fruttuosi raccolti grazie al lavoro tenace dell’uomo, si fonde alle nobili e antiche origini di questi luoghi. La casa padronale è il cuore della tenuta agricola che sconfina tra ampi vigneti e parti boschive.

L’intervento ha previsto l’inserimento di una nuova ala dell’edificio, una vera e propria serra che riprende ed attualizza l’idea del giardino d’inverno, progettato nel rispetto dei requisiti in termini di sicurezza antieffrazione e di contenimento del fabbisogno energetico per riscaldamento e raffrescamento dei locali. Le componenti in acciaio utilizzate, grazie alla capacità insita nel materiale “acciaio” ovvero la facilità di saldatura ed aggregabilità di componenti in risposta alle esigenze ed alla fantasia di architetto e realizzatore, hanno consentito di studiare e personalizzare i nodi e le finiture, mantenendo l’essenzialità geometrica del nodo e l’esilità del profilo portante, proprio come l’immagine che contraddistingueva il vecchio “ferro-finestra”.

La ricerca nello studio dei dettagli è stata quella di mediare tra un’immagine storica che si voleva ricreare e le prestazioni inderogabili che il serramento moderno è chiamato a garantire. Nelle strutture di serre e giardini d’inverno il serramento costituisce la quasi totalità delle superfici perimetrali; la cura nella realizzazione e soprattutto nella posa dei serramenti, nei collegamenti alle strutture contermini ed al basamento di fondazione, risulta elemento discriminante per poter garantire la riuscita dell’intervento nel tempo.

Valeria Pasqualini

Acciaio Arte Architettura N.39 – Settembre 2009

Commenti disabilitati

LE STAZIONI PER L'ALTA VELOCITÀ HANNO SCELTO L’ACCIAIO PALLADIO

in ARCHIVIO di REDAZIONE on aprile 1st, 2009

Nei grandi nodi metropolitani di Torino, Bologna, Firenze, Roma e Napoli le stazioni destinate ad accogliere i treni AV sono state ristrutturate e riqualificate o integrate con stazioni completamente nuove progettate da progettisti di grande fama vincitori di concorsi internazionali di progettazione quali: Zaha Hadid, Arata Isozaki, Ove Arup & Partners, M+T & Partners, Santiago Calatrava.

Oltre alla funzione di terminali trasportistici e di complessi di alto pregio monumentale e architettonico, le nuove stazioni sono destinate a svolgere funzioni commerciali, culturali e di riqualificazione territoriale.

Tutto è stato minuziosamente studiato: dal più piccolo dettaglio al più grande elemento strutturale e la scelta dei materiali ha rivestito un ruolo fondamentale. E’ questo il caso delle numerosissime porte utilizzate nelle barriere antirumore ferroviarie realizzate con ante in acciaio tamponate in vetro stratificato antisfondamento e antiproiettile. Le ante sono realizzate con profili in acciaio Palladio zincati a caldo e montate su strutture di supporto in acciaio, pannelli indipendenti installabili in ogni tipo di situazione grazie alla caratteristica di modularità.

Ogni singola porta in acciaio presenta ferramenta e accessoristica nello stesso materiale: cerniere in acciaio inox, maniglione antipanico e molla di chiusura regolabile anch’essi in inox.

Per la particolare esposizione sono stati adottati precisi accorgimenti per evitare allentamenti in tutte le componenti delle porte generati dalle vibrazioni e dalle sollecitazioni affaticanti dovute al frequente passaggio dei convogli. Le porte infatti come tutte le componenti delle barriere antirumore ferroviarie devono essere esenti da manutenzione per i primi 10 anni di vita, salvo la lubrificazione delle parti mobili come cerniere e maniglie e soltanto i profili in acciaio garantiscono totalmente tali elevatissime prestazioni. Era stato fatto un tentativo in alluminio ma le porte si erano subito deformate e quindi immediatamente sostituite con quelle in acciaio.

Le prove di omologazione hanno riguardato i seguenti aspetti:

-    isolamento acustico: deve raggiungere i 30 decibel (UNI EN 1793);

-    test di fatica flessionale per 2.000.000 di cicli sul pannello comprendente la porta con spinta di 2,5 KN/mq; verifica di regolare apertura dell’anta dopo il test;

-    Test di fatica torsionale per 2.000.000 di cicli sul pannello comprendente la porta con torsione di 9mm/m;

-    Test su tutti i materiali componenti: acciaio, viteria, guarnizioni, vetri, trattamenti ecc..

Marzia Urettini

Acciaio Arte Architettura N.37 – Marzo 2007

Commenti disabilitati

PANORAMI PORTOGHESI

in ARCHIVIO di REDAZIONE on marzo 30th, 2009

La casa, situata sulla costa nord del Portogallo in prossimità del mare, è un volume rettangolare che si sviluppa in lunghezza secondo l’orientamento est-ovest.

L’edificio è stato concepito e costruito come un lungo prospetto trasparente realizzato con grandi vetrate apribili e profili in acciaio che disegnano la composizione della facciata caratterizzata da rigore e pulizia di linee: al piano terra una sequenza di moduli vetrati apribili e al piano primo un intervallarsi di superfici vetrate e di volumi in muratura aggettanti.

Le facciate rivolte a nord sono invece in muratura e non presentano aperture vetrate.

Gli interni si sviluppano secondo una chiara e funzionale distribuzione degli spazi: il piano terra ospita il grande salotto, la sala da pranzo, la cucina, la sala biliardo, la piscina e l’area servizi, al piano primo la biblioteca, lo studio e la zona notte.

Il living è il cuore della casa, un grande open space intervallato da pilastri in acciaio, due dei quali servono da supporto al caminetto e alla televisione.

Una grande vetrata divisoria separa il salone dalla scenografica piscina, stabilendo una continuità visiva tra gli spazi.

Al piano terra è stato progettato un soppalco che si staglia nello spazio sottostante disegnando nuovi volumi: è qui che si trova la libreria e la galleria d’arte, spazio espositivo sapientemente illuminato grazie alle enormi aperture in vetro e acciaio.

Viste le notevoli luci delle vetrate per la scelta dei serramenti non sono stati presi in considerazione materiali alternativi all’acciaio, l’unico materiale in grado di sostenere vetri dal peso considerevole, di durare nel tempo e di garantire la robustezza necessaria all’abitazione su alcuni fronti priva di parti murarie.

Sono le vetrate a caratterizzare l’intero progetto: esse conferiscono agli spazi trasparenza e leggerezza comunicando di continuo con il paesaggio esterno .

Marzia Urettini

Acciaio Arte Architettura 37 – Marzo 2009

Documentazione fotografica:

Raul Candales Franch – www.fotofranch.com

Commenti disabilitati

TUTTA LA VERITÀ SUL FENOMENO DELLA CONDENSA

in ARCHIVIO di REDAZIONE on febbraio 19th, 2009

Il fenomeno fisico…

Il fenomeno della condensa trova origine dal fatto che l’aria presente in un qualsiasi ambiente contiene una certa quantità di vapore acqueo, che può derivare da fonti molto diverse – dagli esseri viventi, piuttosto che dalla doccia, la cucina e così via.  La capacità di accumulo di acqua nell’aria dipende dalla temperatura: in particolare, con l’aumentare di quest’ultima cresce anche la quantità di acqua accumulabile. Nell’ipotesi di una situazione di saturazione dell’aria, ovvero del raggiungimento della massima quantità di acqua accumulabile, nel momento in cui si verifica una diminuzione della temperatura si ha la trasformazione del vapore acqueo in vere e proprie gocce, fino a raggiungere il livello massimo di acqua accumulabile. Questo fenomeno di trasformazione è detto appunto condensazione.

Negli spazi abitativi…

l’aria non risulta mai satura d’acqua, ma ne contiene solo una certa quantità, identificata con il termine “umidità relativa”. Negli ambienti moderni possiamo dire che è davvero molto difficile che si inneschi il fenomeno della condensa, poiché vi è un controllo maggiore dell’umidità e vengono costantemente impiegate delle tecnologie che nelle situazioni più a rischio ne prevengono la formazione. Pensiamo ad esempio all’elevato utilizzo della cucina economica che si faceva nel passato, con la quale si preparavano i cibi per ore ed ore, rispetto all’uso più controllato delle cucine di oggi, tutte munite di sofisticati sistemi di aspirazione. Oggigiorno piuttosto si deve spesso ricorrere agli umidificatori perché l’aria degli ambienti in cui soggiorniamo è troppo secca!

Il fenomeno della condensa si può prevenire con delle semplici azioni correttive volte a ridurre l’umidità relativa dell’ambiente in questione: è risaputo infatti che l’umidità nell’aria non è da eliminare definitivamente – bensì da controllare per evitare i fenomeni di condensa – poiché il mantenimento di una percentuale di umidità dell’aria compresa tra il 40% ed il 50% rende l’ambiente ottimale per il soggiorno delle persone.

Per fare questo un primo accorgimento è quello di favorire il ricambio d’aria nelle stanze, aprendo per esempio una finestra per qualche minuto, soprattutto dopo il bagno o durante l’utilizzo prolungato della cucina. Inoltre, è possibile ridurre l’umidità grazie ai moderni condizionatori, che comunemente sono presenti nelle abitazioni per rinfrescare, riscaldare e, volendo, deumidificare l’aria. Quest’ultima può rivelarsi la soluzione migliore anche per edifici di meno recente costruzione.

Ovviamente è possibile anche intervenire direttamente sul serramento aumentandone l’isolamento termico, ma questa fra tutte è la soluzione meno consigliabile, poiché non si agisce direttamente per abbassare il livello di umidità presente nella stanza. In fase di realizzazione di un serramento è però molto importante adottare un vetro con elevate caratteristiche di isolamento termico, in quanto si riduce notevolmente la dispersione di calore all’esterno.

Ma allora perchè nasce il taglio termico?

Il sistema a taglio termico storicamente nasce per essere applicato ai profili in alluminio. Questo metallo infatti, essendo un ottimo conduttore termico, da sempre deve sopperire alla problematica della dispersione del calore tra l’interno e l’esterno del serramento, per poter favorire un risparmio sui costi di riscaldamento e raffreddamento degli ambienti. Considerate poi le notevoli dimensioni in larghezza e profondità dei profili in alluminio che è necessario utilizzare per la costruzione di infissi, è facilmente intuibile quanto il problema dell’isolamento termico sia particolarmente rilevante con questo tipo di prodotto.

Di fatto quindi, a differenza di quanto comunemente si pensa, i profili a taglio termico non sono stati inventati per evitare il formarsi della condensa sul lato interno del serramento, ma per sopperire ad un altro tipo di mancanza, specifica appunto dell’alluminio. Mancanza che di fatto ha creato un enorme business, perché ha permesso di vendere ad un prezzo molto più elevato – poiché quantificato in base al peso dei profili scatolati – un prodotto che mal si presta ad essere applicato in serramentistica e che di fatto non può assicurare le prestazioni di isolamento termico e tenuta nel tempo che normalmente si ricercano per la costruzione di infissi di qualità.

Oggigiorno si tende a richiedere indistintamente il taglio termico per prevenire il formarsi di condensa su porte e finestre e favorire una minor dispersione di calore tra interno ed esterno. Luoghi comuni chiaramente errati che servono solamente a destinare risorse economiche in maniera sbagliata senza risolvere definitivamente i problemi. Questo perché il profilo a taglio termico non risolve il problema del tasso di umidità troppo elevato – vera causa della condensa – ma contribuisce piuttosto a spostarlo su qualche altro elemento: infatti, l’umidità in eccesso presente nell’ambiente in questione andrà a posizionarsi in qualche altro punto anziché sul profilo. Magari farà “fiorire” la muffa sui muri o impregnerà tappezzeria, tende, materassi.. o, peggio ancora, favorirà la comparsa di artrosi negli inquilini della casa!

E’ estremamente importante quindi capire quale tipo di investimento è più conveniente fare per prevenire il problema della condensa, problema che – come già detto – negli ambienti moderni si verifica sempre più di rado, o comunque in situazioni momentanee particolari (in bagno dopo la doccia, in cucina durante un utilizzo prolungato dei fornelli), e che è facilmente evitabile favorendo una buona aerazione dei locali.

Invece, per capire se è necessario o meno l’impiego di profili a taglio termico, nel rispetto ovviamente delle normative vigenti sul risparmio energetico, basta fare il calcolo utilizzando la relativa formula della trasmittanza termica che fa riferimento alla norma, valida in Italia e in tutta Europa, UNI EN ISO 10077-1 del febbraio 2002.

L’impiego di profili in ferro o acciaio inox, che di base presentano valori di trasmittanza termica notevolmente più bassi rispetto agli altri materiali, spesso evita l’inserimento di taglio termico: infatti, a parità di dimensioni dell’infisso da realizzare, questi profili, essendo molto più robusti, sono notevolmente più piccoli rispetto a quelli di alluminio, perciò incidono percentualmente molto meno. A fronte di ciò spesso è molto più conveniente utilizzare profili senza taglio termico e investire maggiormente per diminuire la trasmittanza del vetro, dato che questo di fatto costituisce la porzione di superficie più rilevante nell’intero serramento e incide maggiormente sul benessere complessivo. In questo modo è possibile ottenere dei valori di isolamento termico assai superiori rispetto a quelli ottenibili con i profili a taglio termico ma vetro meno isolante.

Richiedere il taglio termico non è quindi automaticamente la scelta migliore. Ogni situazione ha una soluzione ottimale che sarebbe bene valutare volta per volta, per far sì che un bene durevole come il serramento, di durata pari a quella dell’intero edificio, rimanga nel tempo efficiente e si riveli un ottimo investimento. Il materiale acciaio, sapientemente impiegato e lavorato, è l’unico che può garantire tutto questo.

Giulia Sartor

Acciaio Arte Arrchitettura 34

2 commenti

R.O.M. THE ROYAL ONTARIO MUSEUM

in ARCHIVIO di REDAZIONE on gennaio 20th, 2009

Nel 2002 l’architetto Daniel Libeskind ed il suo studio vincono il concorso per la realizzazione dell’estensione del Royal Ontario Museum a Toronto. L’edificio è pensato come una genesi di geometrie di cristalli, nate dalla sedimentazione e dalla loro successiva gemmazione: cinque elementi di forma prismatica autoportante ed interconnesse fra loro e collegate alla struttura del museo esistente.

Da una visione dall’alto si comprende l’impianto dell’intervento posto all’angolo di Queen’s Park e Bloor Street: il nuovo ampliamento si organizza lungo il forte asse segnato dal museo storico; la forma prismatica, grazie a rapidi slittamenti, si estende in avanti sino ad incontrare il fronte dell’edificio preesistente.

Le presentazioni tecniche e le descrizioni che di questo sorprendente intervento si sono succedute mettono in evidenza due possibili chiavi di lettura:  l’immagine del cristallo e la sua genesi, da un lato, il rimando poetico ad un oggetto che affiora dal deserto, dall’altro.

L’edificio assume le sembianze di un massiccio che si erge nel deserto, la cui massa diventa imponente, quasi a voler trasmettere un concetto di sedimentazione e di accumulazione di stratificazioni non omogenee.

Ed è proprio in sintonia con questa visione, che il direttore del museo William Thorsell ha pensato per l’ampliamento ad un museo che contenesse le cose più disparate: dipinti, tessuti, minerali, manufatti di popoli indigeni, una sorta di moderna “Wunderkammer” (invenzione settecentesca tedesca caratterizzata dalla creazione di un particolare e magico ambiente in cui la ricchezza e varietà degli inconsueti oggetti esposti suscitavano curiosità ed interesse nei visitatori). Libeskind racconta che proprio la vista di un particolare cristallo, esposto nella collezione, lo abbia portato a disegnare su un tovagliolo di carta la futura forma dell’ampliamento del museo.

Il cristallo nella sua struttura reticolare, soggetta a regole di minimo consumo, rappresenta i principi complessi della natura, ma anche la stabilità della sua geometria. L’accordo cercato con la natura non assume alcuna posizione nostalgica o mimetica, anzi il progetto manifesta chiaramente materiali  e principi che hanno guidato l’ideazione e la costruzione. La scelta dei materiali è chiara e risponde pienamente ai requisiti che i differenti elementi devono assolvere all’interno della costruzione: l’acciaio per le parti autoportanti delle grandi facciate, assicurando robustezza e sicurezza antieffrazione per le ampie vetrate, mentre l’alluminio solo per le parti di rivestimento e non autoportanti.

Lo spazio interno è unico: quasi assenti gli angoli retti, pareti inclinate, luce che entra seguendo insoliti cammini, un cuore vuoto centrale dell’edificio -la “Spirit House”-attraversato dai camminamenti diagonali.

La Spirit House Chair è parte integrante del museo. La sedia in acciaio inossidabile è stata ideata per poter essere orientata secondo cinque differenti posizioni all’interno della grande sala a tutt’altezza del museo. Il tempo necessario per la realizzazione di un singolo pezzo è di circa quaranta ore (realizzatore Nienkämper Forniture & Accessories Inc.of Toronto su progetto di Daniel Libeskind), tempo che assicura un’accurata finitura dell’oggetto, tale per cui l’effetto di riverbero e di scomposizione della luce incidente risulti strabiliante.

Marina Cescon

Acciaio Arte Architettura n.32

Commenti disabilitati