CAFFÈ DELLE LOGGE

in ARCHIVIO di admin on dicembre 3rd, 2010

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Piccolo breviario per un intervento innovativo di qualità nel costruito

  1. Conservare, non “restaurare”: lo hanno autorevolmente già ripetuto, prima di noi, tanti grandi Padri europei della cultura della conservazione. Basta rileggerli e rifarsi al loro chiaro esempio.
  2. Rispettare, non inquinare o manomettere il documento autografo di cultura materiale trasmessoci in eredità dal passato in copia unica con tutti i suoi successivi contributi depositatisi sul palinsesto materico.
  3. Non sottrarre materia essenziale alla grande Fabbrica sulla quale l’architetti interviene, considerandola un documento manoscritto di Archeologia del sapere e curarne attraverso un puntiglioso progetto di conoscenza e di permanenza, la trasmissione integrale all’attenzione e all’uso consapevole e senza con consumo delle nuove generazioni.
  4. Considerare la crescente, singolare complessità della risorsa “costruito” come un’opera sempre aperta ad ulteriori apporti di qualità che possano dialogare con l’esistente in modo diretta e trasparente; ossia, ancora: considerare il tema dell’aggiunta come opera testimoniale di qualità con specifiche caratteristiche “del nostro tempo”.
  5. Non rinunziare al confronto dialettico tra Antico e Nuovo, ossia al dialogo tra la storicizzata materia esistente e la nuova materia aggiunta per necessità (funzionali, impiantistiche, di arredo) da risolvere come dialogo diretto tra materiali e tecniche di cantiere antiche e nuovi materiali e tecniche innovative di oggi.

Ecco perché, per i nuovi elementi architettonici da calare in un contesto storico fortemente caratterizzato, ho sempre prediletto personalmente il ferro-vetro piuttosto che il cemento brut. Ed in particolare per le strutture, i protagonisti dei miei lavori sono profilati e lamiere piegate, in acciaio al carbonio o inox, diaframmi in corten, piani e pannelli di cristallo stratificato, ecc.
Qui a Prato, nel cantiere del Caffé delle Logge, sia per gli infissi che per le vetrine, confesso di aver particolarmente apprezzato il rigore e la duttilità dei nuovi minimalisti profili in acciaio della Palladio, così eleganti, esili, essenziali.

Di Marco Dezzi Bardeschi (”Acciaio Arte Architettura” n.19)

Progetto: Intervento di ristrutturazione e restauro dell’Antico Caffè delle Logge
Località: Prato, Toscana
Committente: Comune di Prato
Destinazione d’uso: Caffè-ristorante
Progettista: Prof. Ing. Arch. Marco Dezzi Bardeschi
Opere d’arte: pavimenti in mosaico – Diego Esposito
Decorazioni pittoriche Saletta ristorante: S. Casagrande e R. Recalcati; Palme del Salone: M. Partini
Decorazioni pittoriche: V. Locatelli
Strutture e 494/96: Ing. M. Marrani
Coordinatore esecutivo: D. Dezzi Bardeschi
Progettisti bancone bar, lumi e tavolini: Archh. T.Turi e M. Bettarini
Impresa appaltatrice: Edil Como
Realizzazione vetrine e opere in ferro: M. Pascarella
Realizzazione panca: M. Ferretti
Serramenti: Palladio SpA
Fotografo: P. Belvedere
CAFFE' LE LOGGE
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ARCAM – ARchitectural Center AMsterdam

in ARCHIVIO di admin on novembre 19th, 2010

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Copia di ARC-440104N
Originariamente, ed in relazione alla costruzione del Museo della Scienza e della Tecnica (“Science Center New Metropolis”, denominato “NEMO”) progettato dall’architetto Renzo Piano con la forma di “prua di veliero” interamente rivestito in rame pre-ossidato, sul sito del Centro ARCAM era stato edificato un piccolo padiglione informativo. Le dimensioni però di tale padiglione erano talmente esigue per poter proporre lì un trasferimento della sede del Centro di Architettura.
La proposta della municipalità di Amsterdam, in accordo con l’architetto Piano, fu quella di affidare l’incarico per la nuova progettazione-ampliamento dell’architetto olandese René Van Zuuk.
Il volume del nuovo padiglione risulta compatto verso terra – questo anche dettato da motivi di sicurezza – mentre dichiara l’evidente apertura e trasparenza sul fronte verso l’acqua.
Entrando si ha subito la percezione della concatenazione degli spazi operata dai vuoti e dagli ambiti a doppia altezza; lo spazio espositivo principale è collocato al livello dell’ingresso, mentre al piano sottostante (al livello della banchina del molo) si trova un’aula multi-funzione. Il livello superiore ospita gli uffici divisi da pareti interne completamente in vetro. Ogni prospetto ha una propria autonomia figurativa, un’accentuata riconoscibilità: la superficie corrugata in elementi metallici di zinco funge sia da copertura che da facciata lungo il lato verso la banchina, elidendo la consueta distinzione fra le due parti.
La facciata in vetro ed acciaio rivolta verso l’acqua risulta leggermente inclinata; il disegno è costituito da esili profili in acciaio a sezione a “T” (12 cm di profondità con ingombro visivo di solo 6 cm) che appaiono volutamente poco evidenti rispetto alla sensazione di diffusa trasparenza ricercata per questo progetto. In alcuni punti della facciata il pannello di vetro (pacchetto con retrocamera stratificato di sicurezza) è stato direttamente reso solidale alla struttura portante (costituita da colonne in acciaio del diametro di 168,3 mm) tramite l’impiego di un piatto saldato alla colonna ed all’utilizzo di profili angolari ad “L” di bordo. Questo ha permesso di realizzare in alcuni punti una voluta non-complanarità della facciata, al fine di creare un delicato gioco di ombre sul prospetto. La trasparenza può essere letta anche come scambio equo di informazioni: l’organizzazione interna degli spazi, le esposizioni e le installazioni temporanee sono visibili dall’esterno e vicendevolmente dall’interno sono e saranno sempre più osservabili tutte le trasformazioni urbane ed i nuovi cantieri previsti di Masterplan di Erik Van Egeraat e coinvolgenti molti studi di architettura per questa nuova parte di città.

di Marina Cescon (”Acciaio Arte Architettura” n.19)

Progetto: ARCAM – ARchitectural Center AMsterdam
Progettisti: René Van Zuuk Architekten bv, Almere
Località: Amsterdam, Prins Hendrikkade 600 – Oosterdok
Committente: Ontwikkelingsbedrijf Gemeente Amsterdam
Ingegnere strutturista: Advies en Ingenieursbureau Van Der Laar, Eindhoven
Impresa di costruzione: H.J. Jurriens b.v., Utrecht
Sruttura in acciaio: Moeskops Constructiebedrijf b.v., Bergeijk
Sistema di copertura: Hafkon b.v. Maassluis/kalzip, Koln
Costruttore sistema di facciata: Blitta b.v., Venray
Profili in acciaio: Sistema facciate Stabalux, Palladio SpA
Dispositivi elettrici: Staal Dekker en Ronday, Amsterdam
Progettazione spazi interni: Starec Design b.v., Nieuwegein
Documentazione fotografica: Luuk Kramer

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FORTEZZA D’ACCIAIO

in ARCHIVIO di admin on novembre 8th, 2010

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La restituzione all’uso museale del forte “Tre Sassi” in località Valparola (Cortina D’Ampezzo), testimonianza della prima Guerra Mondiale, riacquista, sotto l’abile regia progettuale degli architetti Hirschstein e Da Rin, una nuova dimensione legata alla necessità di ricordare eventi rattristanti.
Il progetto del recupero, da un lato di è occupato di restituire l’immagine stessa del fortino inteso come segno tangibile delle esperienze di guerra, dall’altro di garantire al suo interno l’espletamento delle attività connesse all’esposizione museale attraverso una completa ristrutturazione dei percorsi e degli ambienti interni del vecchio forte. Elemento fondamentale per la realizzazione di questi intenti progettuali risulta qui essere l’acciaio. Con la sua grande flessibilità d’impiego, questo materiale si è dimostrato particolarmente adattabile alla realizzazione di soluzioni costruttive capaci di permettere la totale fruizione degli spazi dedicati alla narrazione espositiva. In particolar modo, il suo utilizzo si è rivelato assolutamente prezioso per quanto riguarda la possibilità di realizzare una voluta differenziazione di alcuni elementi costruttivi altamente significativi, sia sotto l’aspetto tecnologico, sia sotto quelli della sicurezza e dell’estetica. Una rilevanza particolare, in tal senso, acquistano le realizzazioni dei solai dell’intero piano primo e dei serramenti che racchiudono le aperture esterne del vecchio edificio. Gli orizzontamenti, presentando un’ossatura portante in profili in acciaio con intradosso in lamiera ondulata, si distaccano dalle murature preesistenti di circa dieci centimetri dichiarando in tal modo la loro voluta estraneità rispetto alle preesistenze. Funzionalmente parlando, permettono il collegamento in orizzontale di tutti i vani espositivi consentendo altresì l’alloggiamento degli impianti tecnologici che altrimenti avrebbero intaccato le vecchie strutture verticali.
I profilati d’acciaio delle chiusure esterne, associati all’impiego di un vetro antisfondamento, garantiscono contemporaneamente la sicurezza degli elementi esposti e la tutela del microclima degli spazi interni, cosa non indifferente per un manufatto situato a quote altimetriche significative. Ma anche all’esterno della fortezza la presenza dell’acciaio risulta non meno rilevante nella realizzazione di una passerella e di una scala di sicurezza in grado di assicurare convenientemente l’accesso ed il deflusso ordinato dei visitatori anche in condizioni di emergenza.
Un sottile ed affascinante gioco di continui rimandi si viene così ad instaurare tra la poderosità materica del vecchio forte e l’elegante leggerezza degli elementi metallici che hanno contribuito alla sua nuova Epifania.

Di Manuele Elia Marano (”Acciaio Arte Architettura n.19″)

Progetto: Museo della Grande Guerra nelle Dolomiti
Progettisti: Arch. Agostino Hirschstein, Arch. Francesco Da Rin
Direzione lavori primo lotto copertura: Arch. Mario Baldin, Soprintendenza B.B.A.A. Veneto Or.
Calcoli: Arch. Agostino Hirschstein
Committenza: Comune di Cortina D’Ampezzo – Regole D’Ampezzo
Finanziamento: Cariverona e privati
Periodo di realizzazione: 1999-2000
Profili in acciaio: Palladio Spa
Documentazione fotografico: Arch. Francesco Da Rin, Arch. Emilia Perego, Arch. Agostino Hirschstein Arch. Marino Baldin

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STUDIO VON GERKAN: PROGETTO CASA ALVANO

in ARCHIVIO di admin on ottobre 15th, 2010

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L’edificio a due piani non si trova al centro del lotto, ma bensì nell’immediata prossimità del suo perimetro, in una posizione secondaria rispetto al ruolo centrale assunto dalla presenza del grande giardino. La ricercata semplicità formale del progetto è accompagnata da uno studio e da un’attenta cura realizzativi rivolta ai dettagli costruttivi. La scelta di una rosa ristretta di materiali – acciaio per la scala interna ed i serramenti, acciaio corten per le chiusure della facciata Ovest prospiciente il giardino, setti in cemento armato con intonaco bianco e pavimentazioni in cemento industriale trattato a base di magnesite – sottolinea l’unità della costruzione, pur dando spazio ad una spiccata differenziazione dei fronti. Il gioco di setti-frangisole scorrevoli permette una corretta ombreggiatura, a seconda dell’angolazione del sole e della stagione. La trave di bordo esterna (HEB 200) del prospetto Ovest rivolto verso il giardino ospita – nascoste prospetticamente dalle ali stesse della trave – gli alloggiamenti inferiore e superiore per le rotaie dei pannelli mobili in acciaio corten. L’acciaio corten è un materiale vivo, quasi organico, una “corteccia” metallica mutevole nelle sfumature di colori e nella texture superficiale, riprendendo quella intrinseca ed inarrestabile variazione propria della natura di alberi ed arbusti che inquadrano il prospetto.
Qui l’acciaio corten è stato lavorato in una sorta di “griglia-scultura” che permette alla luce di filtrare, in maniera modulata e graduale, all’interno dei locali. L’organizzazione degli spazi interni è all’insegna della massima flessibilità degli ambienti, in ragione anche di possibili utilizzi con percorsi espositivi di opere d’arte all’interno della casa. Una grande hall a doppia altezza connette visivamente i due livelli; al piano terra i setti scorrevoli in vetro satinato aprono un unico ampio spazio, fatta eccezione per l’appartamento degli ospiti e la zona servizi. Al piano primo si sviluppa la zona notte con le camere collegate tra loro da un corridoio che riceve luce attraverso gli elementi vetrati presenti nella copertura piana. L’adattabilità compositiva degli spazi interni si riflette sulla flessibilità di configurazione del prospetto principale, ribadendo quella ricerca di unità e di apertura verso la natura del parco circostante.

Di Marina Cescon (”Acciaio Arte Architettura” n.18)

Progetto: Casa Alvano
Progettisti: Meinhard Von Gerkan e Nikolaus Goetze, 1996
Project Manager: Thomas Haupt
Collaboratori: Gabi Nunnemann, Nicole Loeffler
Località: Amburgo (Germania)
Periodo di realizzazione: 1999-2000
Committente: Dr. Wolfgang Alvano and Tuki Grafin Wrangler
Costruttore sistema facciata: Edel+Stahl, Rellinger; Klingerberg Metalbau, Amburgo (Germania)
Documentazione fotografica: Klaus Frahm

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LE LUCI DELLA CASA DEL JAZZ

in ARCHIVIO di admin on ottobre 11th, 2010

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La storia della “casa” inizia in un assolato pomeriggio degli anni Trenta quando, passeggiando lungo il Bastione di Sangallo, l’illustre avvocato e banchiere Arturo Osio si innamora di questi luoghi dove il sole romano gioca impertinente con resti archeologici, memoria storica di un grande passato. La progettazione di villa Osio viene affidata all’ing. Pascoletti, che nel 1940, sulla base di un casale seicentesco, realizza l’elegante corpo principale in stile razionalista-classicista, ricco di portici ed archi a tutto sesto a richiamare le architetture tipiche dell’antico termalismo romano.
La notevole opera di ristrutturazione ha restituito il complesso all’originaria sobrietà, eliminando gli interventi degli ultimi trent’anni. Il cambio di destinazione d’uso ha comportato un’attenta scelta dei materiali, soprattutto in termini di resa acustica ed estetica; ciò risulta particolarmente evidente nella villa padronale (edificio A): estesa su due piani, la villa ha una forma ad “L” il cui lato più corto, ospita oggi una sala d’ascolto da 148 posti. Il lato lungo è stato riservato a tutte le attività riguardanti la conservazione e la documentazione inerente i materiali musicali con le aree riservate ai servizi al pubblico. Gli interventi più importanti sono stati l’eliminazione dei muri divisori e del solaio per fare posto all’auditorium e la chiusura del finestrone principale “a serliana”, aperto nella precedente ristrutturazione; la chiusura della loggia nell’avancorpo meridionale della villa con grandi vetrate ha permesso inoltre di preservare i preziosi mosaici pavimentali, realizzati nell’edificazione originaria. Nella scala esterna e nel loggiato superiore, le pesanti balaustre costruite negli anni ’80 sono state demolite e sostituite da quadrelli e correnti in acciaio zincato a caldo e verniciato, più eleganti e rispondenti al progetto originario. In generale, tutti i materiali utilizzati nella nuova sistemazione sono stati scelti secondo un principio di coerenza e continuità con quelli coevi all’edificazione della villa, senza tralasciare la nuova, pubblica destinazione d’uso: estrema attenzione è stata infatti prestata alle loro qualità di sicurezza (resistenza all’usura, al fuoco, etc.) e di resa acustica, con caratteristiche fonoassorbenti, fonoriflettenti e fonoisolanti in base al diverso utilizzo dei vari locali. Particolare cura ha richiesto la scelta degli infissi esterni della villa, che sono stati realizzati con profili in acciaio 20/10 zincati a caldo e verniciati, con vetrocamera di diversi spessori in base alle differenti destinazioni, per garantire la qualità estetica del serramento e la sua durata nel tempo. Il caso di Villa Osio è emblematico per l’uso dell’acciaio nel restauro di edifici moderni: negli ultimi tempi infatti, grazie ai grandi progressi tecnologici del settore, l’acciaio viene preferito al legno per robustezza e durata e per la possibilità di alloggiare grandi vetrature con spessori ridotti; in questo caso il profilo impiegato, grazie alla cava portaguarnizioni, ha garantito un valore aggiunto di perfetto isolamento acustico, caratteristica primaria per la particolare tipologia delle funzioni insediate.
La seconda costruzione (edificio B), perfettamente in linea con lo stile razionalista-classicista della villa padronale, ha ritrovato un aspetto di autorevole domus romana: eliminate decorazioni e superfetazioni è rimasta un’elegante struttura con patio centrale destinata ad accogliere un bar ed un ristorante.
Un grande lucernaio a falda di 30 mq, realizzato impiegando speciali profili in acciaio di grosso spessore, copre il patio centrale, consentendo la fruizione totale dello spazio disponibile al piano terra. In linea con le esigenze estetiche e di sicurezza del corpo principale, anche gli infissi esterni inseriti lungo i fronti Est ed Ovest dell’edificio B sono stati realizzati con profili in acciaio da 2 mm di spessore, zincati a caldo con verniciatura a forno colore bruno sabbiato, collocati all’interno di vani centinati di ampie dimensioni.
Un’intelligente sinergia d’intenti ha permesso il recupero all’arte di quest’angolo di Roma, sorta di cittadella della cultura, dove coltivare e apprezzare sonorità colte e viscerali, virtuosistiche e sensuali: una casa della musica da ascoltare, da suonare, da incidere, da inventare. Una Casa del Jazz.

Di Daniela Pellizzari (da “Acciaio Arte Architettura” n.24)

Progetto: Casa del Jazz
Località: Roma
Progettazione:Zètema Progetto Cultura srl Arch. Guido Ingrao con Arch. D. Cavarra, Arch. R. Conti, Arch. M.A. Russo
Serramenti: Officina Bonomi, Campagnano, Roma
Profili per serramenti: Palladio SpA, Treviso
Sistema facciate: Stabalux, Palladio SpA, Treviso
Fotografie: Paolo Belevedere

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