FORTEZZA D’ACCIAIO

in ARCHIVIO by on novembre 8th, 2010

forte1
forte2
La restituzione all’uso museale del forte “Tre Sassi” in località Valparola (Cortina D’Ampezzo), testimonianza della prima Guerra Mondiale, riacquista, sotto l’abile regia progettuale degli architetti Hirschstein e Da Rin, una nuova dimensione legata alla necessità di ricordare eventi rattristanti.
Il progetto del recupero, da un lato di è occupato di restituire l’immagine stessa del fortino inteso come segno tangibile delle esperienze di guerra, dall’altro di garantire al suo interno l’espletamento delle attività connesse all’esposizione museale attraverso una completa ristrutturazione dei percorsi e degli ambienti interni del vecchio forte. Elemento fondamentale per la realizzazione di questi intenti progettuali risulta qui essere l’acciaio. Con la sua grande flessibilità d’impiego, questo materiale si è dimostrato particolarmente adattabile alla realizzazione di soluzioni costruttive capaci di permettere la totale fruizione degli spazi dedicati alla narrazione espositiva. In particolar modo, il suo utilizzo si è rivelato assolutamente prezioso per quanto riguarda la possibilità di realizzare una voluta differenziazione di alcuni elementi costruttivi altamente significativi, sia sotto l’aspetto tecnologico, sia sotto quelli della sicurezza e dell’estetica. Una rilevanza particolare, in tal senso, acquistano le realizzazioni dei solai dell’intero piano primo e dei serramenti che racchiudono le aperture esterne del vecchio edificio. Gli orizzontamenti, presentando un’ossatura portante in profili in acciaio con intradosso in lamiera ondulata, si distaccano dalle murature preesistenti di circa dieci centimetri dichiarando in tal modo la loro voluta estraneità rispetto alle preesistenze. Funzionalmente parlando, permettono il collegamento in orizzontale di tutti i vani espositivi consentendo altresì l’alloggiamento degli impianti tecnologici che altrimenti avrebbero intaccato le vecchie strutture verticali.
I profilati d’acciaio delle chiusure esterne, associati all’impiego di un vetro antisfondamento, garantiscono contemporaneamente la sicurezza degli elementi esposti e la tutela del microclima degli spazi interni, cosa non indifferente per un manufatto situato a quote altimetriche significative. Ma anche all’esterno della fortezza la presenza dell’acciaio risulta non meno rilevante nella realizzazione di una passerella e di una scala di sicurezza in grado di assicurare convenientemente l’accesso ed il deflusso ordinato dei visitatori anche in condizioni di emergenza.
Un sottile ed affascinante gioco di continui rimandi si viene così ad instaurare tra la poderosità materica del vecchio forte e l’elegante leggerezza degli elementi metallici che hanno contribuito alla sua nuova Epifania.

Di Manuele Elia Marano (“Acciaio Arte Architettura n.19″)

Progetto: Museo della Grande Guerra nelle Dolomiti
Progettisti: Arch. Agostino Hirschstein, Arch. Francesco Da Rin
Direzione lavori primo lotto copertura: Arch. Mario Baldin, Soprintendenza B.B.A.A. Veneto Or.
Calcoli: Arch. Agostino Hirschstein
Committenza: Comune di Cortina D’Ampezzo – Regole D’Ampezzo
Finanziamento: Cariverona e privati
Periodo di realizzazione: 1999-2000
Profili in acciaio: Palladio Spa
Documentazione fotografico: Arch. Francesco Da Rin, Arch. Emilia Perego, Arch. Agostino Hirschstein Arch. Marino Baldin

forte4
forte3

Commenti disabilitati

STUDIO VON GERKAN: PROGETTO CASA ALVANO

in ARCHIVIO by on ottobre 15th, 2010

CASA_A_KF375-5
CASA_A_KF375-46
L’edificio a due piani non si trova al centro del lotto, ma bensì nell’immediata prossimità del suo perimetro, in una posizione secondaria rispetto al ruolo centrale assunto dalla presenza del grande giardino. La ricercata semplicità formale del progetto è accompagnata da uno studio e da un’attenta cura realizzativi rivolta ai dettagli costruttivi. La scelta di una rosa ristretta di materiali – acciaio per la scala interna ed i serramenti, acciaio corten per le chiusure della facciata Ovest prospiciente il giardino, setti in cemento armato con intonaco bianco e pavimentazioni in cemento industriale trattato a base di magnesite – sottolinea l’unità della costruzione, pur dando spazio ad una spiccata differenziazione dei fronti. Il gioco di setti-frangisole scorrevoli permette una corretta ombreggiatura, a seconda dell’angolazione del sole e della stagione. La trave di bordo esterna (HEB 200) del prospetto Ovest rivolto verso il giardino ospita – nascoste prospetticamente dalle ali stesse della trave – gli alloggiamenti inferiore e superiore per le rotaie dei pannelli mobili in acciaio corten. L’acciaio corten è un materiale vivo, quasi organico, una “corteccia” metallica mutevole nelle sfumature di colori e nella texture superficiale, riprendendo quella intrinseca ed inarrestabile variazione propria della natura di alberi ed arbusti che inquadrano il prospetto.
Qui l’acciaio corten è stato lavorato in una sorta di “griglia-scultura” che permette alla luce di filtrare, in maniera modulata e graduale, all’interno dei locali. L’organizzazione degli spazi interni è all’insegna della massima flessibilità degli ambienti, in ragione anche di possibili utilizzi con percorsi espositivi di opere d’arte all’interno della casa. Una grande hall a doppia altezza connette visivamente i due livelli; al piano terra i setti scorrevoli in vetro satinato aprono un unico ampio spazio, fatta eccezione per l’appartamento degli ospiti e la zona servizi. Al piano primo si sviluppa la zona notte con le camere collegate tra loro da un corridoio che riceve luce attraverso gli elementi vetrati presenti nella copertura piana. L’adattabilità compositiva degli spazi interni si riflette sulla flessibilità di configurazione del prospetto principale, ribadendo quella ricerca di unità e di apertura verso la natura del parco circostante.

Di Marina Cescon (“Acciaio Arte Architettura” n.18)

Progetto: Casa Alvano
Progettisti: Meinhard Von Gerkan e Nikolaus Goetze, 1996
Project Manager: Thomas Haupt
Collaboratori: Gabi Nunnemann, Nicole Loeffler
Località: Amburgo (Germania)
Periodo di realizzazione: 1999-2000
Committente: Dr. Wolfgang Alvano and Tuki Grafin Wrangler
Costruttore sistema facciata: Edel+Stahl, Rellinger; Klingerberg Metalbau, Amburgo (Germania)
Documentazione fotografica: Klaus Frahm

CASA_A_KF375-12
CASA_A_KF375-18

Commenti disabilitati

LE LUCI DELLA CASA DEL JAZZ

in ARCHIVIO by on ottobre 11th, 2010

JAZZ_VC1U0005-2
JAZZ_VC1U0038
La storia della “casa” inizia in un assolato pomeriggio degli anni Trenta quando, passeggiando lungo il Bastione di Sangallo, l’illustre avvocato e banchiere Arturo Osio si innamora di questi luoghi dove il sole romano gioca impertinente con resti archeologici, memoria storica di un grande passato. La progettazione di villa Osio viene affidata all’ing. Pascoletti, che nel 1940, sulla base di un casale seicentesco, realizza l’elegante corpo principale in stile razionalista-classicista, ricco di portici ed archi a tutto sesto a richiamare le architetture tipiche dell’antico termalismo romano.
La notevole opera di ristrutturazione ha restituito il complesso all’originaria sobrietà, eliminando gli interventi degli ultimi trent’anni. Il cambio di destinazione d’uso ha comportato un’attenta scelta dei materiali, soprattutto in termini di resa acustica ed estetica; ciò risulta particolarmente evidente nella villa padronale (edificio A): estesa su due piani, la villa ha una forma ad “L” il cui lato più corto, ospita oggi una sala d’ascolto da 148 posti. Il lato lungo è stato riservato a tutte le attività riguardanti la conservazione e la documentazione inerente i materiali musicali con le aree riservate ai servizi al pubblico. Gli interventi più importanti sono stati l’eliminazione dei muri divisori e del solaio per fare posto all’auditorium e la chiusura del finestrone principale “a serliana”, aperto nella precedente ristrutturazione; la chiusura della loggia nell’avancorpo meridionale della villa con grandi vetrate ha permesso inoltre di preservare i preziosi mosaici pavimentali, realizzati nell’edificazione originaria. Nella scala esterna e nel loggiato superiore, le pesanti balaustre costruite negli anni ’80 sono state demolite e sostituite da quadrelli e correnti in acciaio zincato a caldo e verniciato, più eleganti e rispondenti al progetto originario. In generale, tutti i materiali utilizzati nella nuova sistemazione sono stati scelti secondo un principio di coerenza e continuità con quelli coevi all’edificazione della villa, senza tralasciare la nuova, pubblica destinazione d’uso: estrema attenzione è stata infatti prestata alle loro qualità di sicurezza (resistenza all’usura, al fuoco, etc.) e di resa acustica, con caratteristiche fonoassorbenti, fonoriflettenti e fonoisolanti in base al diverso utilizzo dei vari locali. Particolare cura ha richiesto la scelta degli infissi esterni della villa, che sono stati realizzati con profili in acciaio 20/10 zincati a caldo e verniciati, con vetrocamera di diversi spessori in base alle differenti destinazioni, per garantire la qualità estetica del serramento e la sua durata nel tempo. Il caso di Villa Osio è emblematico per l’uso dell’acciaio nel restauro di edifici moderni: negli ultimi tempi infatti, grazie ai grandi progressi tecnologici del settore, l’acciaio viene preferito al legno per robustezza e durata e per la possibilità di alloggiare grandi vetrature con spessori ridotti; in questo caso il profilo impiegato, grazie alla cava portaguarnizioni, ha garantito un valore aggiunto di perfetto isolamento acustico, caratteristica primaria per la particolare tipologia delle funzioni insediate.
La seconda costruzione (edificio B), perfettamente in linea con lo stile razionalista-classicista della villa padronale, ha ritrovato un aspetto di autorevole domus romana: eliminate decorazioni e superfetazioni è rimasta un’elegante struttura con patio centrale destinata ad accogliere un bar ed un ristorante.
Un grande lucernaio a falda di 30 mq, realizzato impiegando speciali profili in acciaio di grosso spessore, copre il patio centrale, consentendo la fruizione totale dello spazio disponibile al piano terra. In linea con le esigenze estetiche e di sicurezza del corpo principale, anche gli infissi esterni inseriti lungo i fronti Est ed Ovest dell’edificio B sono stati realizzati con profili in acciaio da 2 mm di spessore, zincati a caldo con verniciatura a forno colore bruno sabbiato, collocati all’interno di vani centinati di ampie dimensioni.
Un’intelligente sinergia d’intenti ha permesso il recupero all’arte di quest’angolo di Roma, sorta di cittadella della cultura, dove coltivare e apprezzare sonorità colte e viscerali, virtuosistiche e sensuali: una casa della musica da ascoltare, da suonare, da incidere, da inventare. Una Casa del Jazz.

Di Daniela Pellizzari (da “Acciaio Arte Architettura” n.24)

Progetto: Casa del Jazz
Località: Roma
Progettazione:Zètema Progetto Cultura srl Arch. Guido Ingrao con Arch. D. Cavarra, Arch. R. Conti, Arch. M.A. Russo
Serramenti: Officina Bonomi, Campagnano, Roma
Profili per serramenti: Palladio SpA, Treviso
Sistema facciate: Stabalux, Palladio SpA, Treviso
Fotografie: Paolo Belevedere

JAZZ_VC1U0027
JAZZ_VC1U0087

Commenti disabilitati

ATELIER CON VISTA

in ARCHIVIO by on settembre 24th, 2010

SCI-SEVAN 677
SCI-SEVAN 680
Il progetto realizzato dallo studio dell’architetto spagnolo Erik Morvan è ubicato al limite della foresta di Saint Cucufa a quattro chilometri dal quartiere parigino della Defense, in una zona residenziale privata al limite del Castello della Malmaison dove visse l’imperatrice Josephine, moglie di Napoleone.
Si tratta di un’antica fabbrica di prodotti vinicoli ristrutturata e destinata a loft con Atélier e residenza per una coppia di creativi amanti dell’arte.
Il progetto rispetta totalmente la struttura e lo spirito dell’ex edificio industriale conservando la tipologia degli antichi laboratori vinicoli non modificando in alcun modo le volumetrie dei tre corpi di fabbrica così suddivisi: un edificio destinato a Studio, un corpo centrale con destinazione da definire ed infine un corpo anteriore con due loft per la residenza.
Dopo un accurato piano di smaltimento dell’amianto, impiegato nella precedente destinazione d’uso industriale, si è mantenuta la struttura principale in acciaio, riproposti gli shed con il loro ritmo originario e create delle nuove aperture verso la natura circostante.
Per aprire i volumi alla foresta confinante sono state create delle grandi vetrate dall’altezza eccezionale di 3,70 m suddivise in quattro ante in acciaio le cui parti centrali scorrevoli. I serramenti caratterizzano tutto il progetto riproponendo lo stile degli antichi opifici (il vecchio “ferrofinestra”) ma con le prestazioni funzionali contemporanee.
Anche il pavimento riporta alla memoria i vecchi laboratori riproponendo un rivestimento di placche in acciaio con motivi “a buccia d’arancia” antisdrucciolo.
Curioso infine come il progettista abbia risolto lo spazio destinato ai bagni e ai locali più riservati: per non alterare l’apertura degli spazi interni (l’open space tipico dei loft) sono stati realizzati dei cilindri in lamiera rivestita da alette metalliche di recupero con all’interno la zona destinata a spazi più protetti.

Di Marzia Urettini

Progetto: Ristrutturazione ex edificio industriale
Progettisti: Arch. Erik Morvan Conception, Arquitectura y Diseno
Località: Parigi
Profili per serramenti: Palladio Spa, Treviso
Serramenti: Axer group, Treviso, Italy e Duche Batiment,Parigi
Serramenti: Axer Group, Treviso, Italy – Duche Batiment, Romainville Cedex, France
Foto: Arquitectura y Diseno, St Andreu de LLavaneres, Barcellona, (Spain)

SCI-SEVAN 681
SCI-SEVAN 676

Commenti disabilitati

PEGGY GUGGENHEIM COLLECTION

in ARCHIVIO by on settembre 23rd, 2010

1
PMB_0042
La collezione Peggy Guggenheim, uno dei più prestigiosi musei in Italia per l’arte europea e americana della prima metà del ventesimo secolo, ha sede a Venezia presso Palazzo Venier dei Leoni, un tempo anche abitazione privata di Peggy Guggenheim, ex moglie di Max Ernst e nipote del magnate statunitense Solomon Guggenheim.
La sede del museo è nota a Venezia come il “Palazzo non finito”: la sua costruzione iniziò nel 1748 su progetto dell’architetto Lorenzo Boschetti, (progettista della Chiesa di San Barnaba), e doveva essere un grandioso palazzo di cinque piani caratterizzato da una maestosa facciata classica con pilastri e leoni direttamente sul Canal Grande e di fronte a Palazzo Corner. L’edificio era stato appena iniziato quando i lavori vennero interrotti – forse per l’opposizione della potentissima famiglia Corner – del maestoso progetto venne realizzato solo il piano seminterrato e rialzato e la facciata classica rimase per sempre incompiuta.
Questa incompletezza ha da sempre caratterizzato Palazzo Venier differenziandolo totalmente dagli altri edifici prospicienti il Canal Grande, al punto tale da affascinare nel 1949 Peggy Guggenheim la quale decise di trasformarlo nella famosa dimora e sede espositiva che restò tale anche dopo la sua morte avvenuta nel 1980.
E’ nel 2000 che comincia un vasto intervento di restauro che prevede la realizzazione di un nuovo ingresso, l’ampliamento dello spazio espositivo, il trasferimento degli uffici amministrativi, la riorganizzazione dei percorsi interni ed esterni ed i giardini sviluppati su più livelli; nel 2009 si è conclusa l’ultima fase del progetto che ha visto il risanamento delle due facciate principali, una sul Canal Grande e l’altra sul Rio delle Torreselle. L’intervento principale (circa 460 mq) ha visto la scelta complessa di eliminare l’edera che da più di vent’anni caratterizzava il prospetto sul Canal Grande ricoprendo totalmente l’intera facciata del Museo, questo per contenere i danni ai pilastri e per mettere in evidenza l’aspetto di “non finito”, una delle maggiori caratteristiche del Palazzo. Sono state ripristinate le aperture vetrate con nuovi serramenti in acciaio, l’unico materiale che resiste alle aggressioni della laguna e non necessita manutenzione. La nuova porta di ingresso e tutte le finestre sono realizzate con profili in acciaio verniciato nero, ad alcune delle quali sono state applicate delle nuove inferriate artistiche in ferro battuto che richiamano il decoro dell’originaria edera.

Di Marzia Urettini ( da “Acciaio Arte Architettura” n.42)

Progetto: restauro Museo Peggy Guggenheim Collection, Venezia
Committente: Fondazione Solomon R. Guggenheim, Venezia
Progettisti e direzione lavori: Studio Architetti di Thiene, Archh. Clemente e Giacomo di Thiene, Venezia
Anno di intervento: 2009
Imprese esecutrici: restauro facciata principale sul Canal Grande; Impresa Lithos, Venezia; Demolizione e rifacimento intonici facciata sul Rio delle Torreselle
Elementi in ferro: Fabbri Veronese, Vicenza
Profili in acciaio per serramenti: Palladio Spa, Treviso

PMB_0053
PMB_0047

Commenti disabilitati