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Recycling – Architettura

Strategie architettoniche per la sostenibilità ambientale

Tra le numerose declinazioni semantiche del recycling alcune delle quali bizzarre e inconsistenti, ce n’è una alla quale guardare con attenzione perché applicabile all’architettura. Mi riferisco al recycling come intervento applicato a quegli edifici, privi di valore ‘culturale’, la cui perdita di efficienza in termini funzionali (destinazioni d’uso non più richieste dal mercato), distributivi (carenza di superfici e loro disposizione), normativi (requisiti antincendio) o energetici, di una parte o del tutto, non sia associata ad una perdita di valore economico. Un processo che produce una estensione del ciclo di vita degli edifici, rispondendo a obiettivi di sostenibilità (economica e ambientale), attraverso il risparmio nell’uso dei materiali e dell’energia.
I prodromi di tali strategie affondano nella storia antica, il teatro Marcello, e nel rinascimento, la Basilica palladiana.
L’Agenda 21, documento emanato all’interno dell’Earth summit di Rio agli inizi degli anni novanta, coniuga per la prima volta recupero edilizio e sviluppo sostenibile. Una linea culturale, prima che tecnica, che tende da un lato a circoscrivere gli interventi edilizi alla trasformazione del costruito, evitando il vorace ‘consumo di suolo’ e limitando o annullando così qualunque espansione incontrollata delle città, così come avvenuta nei decenni precedenti; dall’altro a sviluppare un’idea di ecologia urbana, incardinata nella sostenibilità ambientale e nel risparmio energetico.
A tradurre in forma prescrittiva o prestazionale questa nuova urgenza, le certificazioni di sostenibilità ambientale afferenti ai diversi protocolli. Tra questi, il Protocollo ITACA si pone come uno strumento per la certificazione del livello di sostenibilità ambientale di edifici con diverse destinazioni d’uso, scelto nel 2002 come riferimento dalle regioni italiane: una federazione di protocolli di valutazione caratterizzati da una metodologia e da requisiti tecnico-scientifici comuni concepito per consentire una declinazione funzione delle peculiarità territoriali delle regioni, pur mantenendo la medesima struttura, sistema di punteggio e di pesatura, in ragione del fatto che l’Italia è caratterizzata da profili climatici e da prassi costruttive diverse.
I protocolli di sostenibilità ambientale attribuiscono punteggi elevati nel caso di riutilizzo di strutture esistenti e di materiali riciclabili o smontabili: ciò che fa degli interventi di recycling una frontiera avanzata della cultura e della prassi architettonica, e dell’acciaio, riciclabile e smontabile per antonomasia uno dei materiali protagonisti.
Il recycling riguarda, con differenti gradualità, sia i centri storici, sia, ed in misura maggiore, le periferie. Edifici e aree di origine residenziale, produttiva, artigianale, commerciale, assumono nuove potenzialità trasformative, disponendosi ad accogliere una nuova declinazione del progetto, secondo strategie e azioni capaci di riconvertire funzionalmente e riqualificare morfologicamente manufatti-relitti del corpo urbano. Un’azione che, se condotta su parti di città, diviene urban recycling, .
Sul fronte dell’architettura, le potenzialità trasformative, a fronte delle istanze di sostenibilità economica, ambientale ed energetica, diventano motore di nuove strategie progettuali. Strategie additive (anche in negativo), strategie endogene (trasformative dello spazio interno), strategie energetiche (inserimento di dispositivi bio-architettonici), sono le azioni principali che definiscono l’approccio architettonico. Le nuove necessità, funzionali, energetiche, di sostenibilità, possono assumere ruolo di outils, secondo le tecnologie costruttive ed impiantistiche richieste dai nuovi standard energetici ed ambientali, forme del funzionamento che il progetto traduce in espressione architettonica.
Secondo una strategia mutuata dalla scienza del restauro, le parti/figure aggiunte seguono il principio della riconoscibilità, agendo per ‘contrasto’rispetto alla forma originaria. Una azione volta all’introduzione caso per caso di una stratificazione degli interventi in cui l’addizione appare chiaramente distinguibile per forma e materiali, spesso giocata
sulla leggerezza delle parti aggiunte utilizzando l’acciaio e il vetro secondo intenti e stilemi desunti direttamente dalla tecnologia di questi materiali: il giunto e il nodo diventano perciò elementi necessari del linguaggio architettonico .
Viceversa, si assiste alla strategia in cui tale stratificazione si attua per via endogena nella trasformazione dello spazio interno dei manufatti, inserendo di volta in volta elementi lineari o formalmente compiuti secondo la logica della ‘scatola nella scatola’.
Tra le strategie progettuali, particolarmente significative appaiono quelle che impiegano i dispositivi per il controllo energetico quali nuove figure architettoniche: mi riferisco ai dispositivi legati al controllo solare e microclimatico capaci di sfruttare al meglio le caratteristiche climatiche e ambientali del sito ed in particolare gli apporti energetici passivi ed il controllo del flusso degli scambi d’aria, luce ed energia tra interno ed esterno per ridurre al minimo l’apporto di impianti alimentati da fonti energetiche non rinnovabili ed ottenere un elevato comfort ambientale. Serre solari, camini termici, ecc., contribuiscono in modo attivo al riscaldamento dell’edificio in fase invernale e al suo raffrescamento in fase estiva, innescando fenomeni di accumulo/smaltimento del calore, forme del funzionamento bioclimatico disponibili a definire inusitate articolazioni volumetriche e dello spazio interno degli edifici, sovente sottolineato da spazi verdi pensili, o da spazi a tutt’altezza che scavano verticalmente gli edifici.
All’interno di questi processi, disposti sotto il segno della reversibilità, particolare rilievo assumono inoltre le tecnologie S/R (Struttura/Rivestimento), realizzate secondo le metodiche della costruzione a secco , dove la particolarità dei fissaggi meccanici o a gravità tra le parti ne consente una facile manutenzione o sostituzione nel tempo, e quindi il completo recupero alla fine del ciclo di vita dell’edificio. L’acciaio si applica perfettamente a questo principio di costruzione, che esprime nell’assemblaggio degli elementi componenti, semplici (profili standard) o complessi (pannelli e chiusure) gli aspetti salienti dell’espressione architettonica.
Scrive Calvino : “Un certo numero di oggetti si sposta in un certo spazio, ora sommerso da una quantità d’oggetti nuovi, ora consumandosi senza ricambio; la regola è mescolarli ogni volta e riprovare a metterli insieme”.
Nel paesaggio urbano del presente, che non è più città, ma non-luoghi, sprawl, exurbia, excity, etc., l’architettura come azione conoscitiva della realtà: realtà della tecnica, nella sua dimensione strutturale, costruttiva, impiantistica (energetica), ma anche normativa, economica, produttiva, ecc., dev’essere in grado, evitando di cadere nella rete del marketing globale che declassa la forma a semplice logo-immagine cosmetica, di tradurre in espressione tecnica i nuovi contenuti di sostenibilità e risparmio energetico, quali istanze-necessità imprescindibili del progetto. Riconnettendo gli edifici ai luoghi (fatti di ‘memoria’ ma non sempre di ‘storia’), reinventando i manufatti energivori in meccanismi di un nuovo funzionamento urbano. “Form follows energy” (parafrasando Sullivan).

Di Diego De Nardi


Acciaio Arte Architettura 56