Architettura – Scultura – Architettura

Designer: Laura Castagno
Project: Sculture
Laura Castagno, architetto per formazione, studiosa dei metodi di progettazione, ha esteso i suoi interessi, alla linguistica , alla semiologia, per comprenderne la struttura rispetto alla possibilità di una progettazione partecipata.

Si è ritrovata a proseguire in termini sempre più impegnativi nell’arte, che in un primo momento, quando la sua attività era più vicino all’architettura ed alla ricerca , sembrava rappresentare uno spazio di riflessione meno condizionato; sviluppa la sua esperienza con opere che realizzano spazi, ambienti, nella natura o all’interno di altre architetture.
Gli elementi che assume per il suo lavoro sono di produzione industrializzata e li propone con una nuova identità come protagonisti per le sue opere.
Reti elettrosaldate, sottili tubi di metallo, strisce di metacrilato tagliate da lastre colorate sono semilavorati industriali con una elevata qualità di realizzazione e non potrebbero essere realizzati, con la stessa qualità, al di fuori di un processo industrializzato.
Li vede, li analizza, li scopre e propone come elementi con una nuova presenza nello spazio.
Se li si guarda con attenzione, non motivata dal loro valore in quanto prodotti di processi consueti con un costo di trasformazione basso, li si può scoprire come meraviglie di qualità non raggiungibile al di fuori di processi industriali.
Un tubo di acciaio, prodotto di basso costo e di facile reperibilità, in un contesto non industrializzato non sarebbe realizzabile a qualsiasi prezzo.
Laura Castagno nel ‘non dare nulla per scontato’, con le sue opere, prima, ci accompagna ad assumere uno sguardo consapevole, ci mostra qualcosa che non vediamo, ci aiuta allo stupore di fronte ad oggetti di tale perfezione, poi, va oltre; supera l’ambito oggettuale, cambia registro, lavora con le dimensioni, con le relazioni, con lo spazio, con il tempo, con la reiterazione, con le modificazioni che possono avvenire a partire dalle leggi primarie, quali la forza di gravità.
Non trascura l’alterazione che deriva da processi di trasformazione, ossidazione, deformazione, che vengono considerati come arricchimento per la percezione rispetto al nitore della lucidità.
Le sue opere hanno consistenza visibile, sono percettivamente ricche, non possono essere considerate come oggetti conclusi, la loro essenza è la legge della loro formazione: questa non si arresta, ogni momento è una frazione di vita, in continua trasformazione per i fenomeni che li circondano.
Elementi lineari, in numero e dimensioni dati, in colore della sostanza o altrimenti scelto, scoperti per un nuovo ruolo, permettono a Laura Castagno, di operare nello spazio e lo spazio è parte integrante delle sue opere che realizzano ambienti, quasi sempre percorribili al loro interno.
Queste opere sono state concepite per luoghi diversi, esterni naturali o interni di costruzioni: l’ambiente dell’intervento ed i semilavorati industriali, nella nuova interpretazione, diventano gli elementi costituenti della futura opera.
Il suo operare è vario, le regole che segue sono definite in modo chiaro, per ciascuna opera, e vengono sempre rispettate: rappresentano la struttura dell’intervento. Definito lo spartito non aggiunge altro e pone una grande attenzione ad individuare e controllare le interazioni che si possono verificare all’intorno, sia esso uno spazio architettonico o naturale, sia la relazione con la superficie di un foglio di carta.
L’opera, anche conclusa, si pone in trasformazione: la forza di gravità produce alterazioni rispetto al peso proprio delle singole parti ed alla posizione dei punti di ancoraggio; il vento o il passaggio dei fruitori possono indurre movimenti; l’incidenza della luce naturale o artificiale produce variazioni continue; alcuni elementi portano sin dall’inizio i segni della trasformazione della loro sostanza (le ossidazioni, accettate, e riportate nelle relazioni con le altre parti, sono percezioni che contribuiscono alla comunicazione).
L’opera continua a crescere, si manifesta, si trasforma, è sempre in attesa.

Gianfranco Cavaglià


Acciaio Arte Architettura 50