Colloquio con l’architetto Paul Florian

Location: Chicago, Illinois, USA
Designer: Florian Architects, Chicago, Illinois, USA
Project: Horton Residence
Project Team: Paul Florian, Robert Sellars, Isaac Eun
Interior Designer: John Mark Horton with Florian Architects
Interior Design Project Team John Mark Horton
Ingegnere strutturista / Structural Engineer: Thornton Tomasetti
Committente: John Mark Horton
Periodo di realizzazione: 2006
Impresa di costruzione principaler: Fraser Construction, Lyons, Illinois, USA
Documentazione fotografica: Michelle Litvin, Chicago, Illinois, USA
Incontrare il dettaglio è guardare un edificio negli occhi.

Questo breve colloquio con l’architetto Paul Florian dello studio di Chicago “Florian Architects” porta a riflettere, ancora una volta, sulla centralità della duplice visione (il quadro complessivo del progetto a grande scala ed il suo riflesso nella scala del dettaglio) che accompagna il percorso del progettista come anche quello di chi poi vive, lavora all’interno di tali spazi. Horton Residence è la casa di un raffinato collezionista d’arte e designer lui stesso; l’esercizio progettuale è stato quello di pensare simultaneamente – in un fruttuoso tandem composto dal committente-designer e dall’architetto-progettista – agli spazi, organizzare un luogo che risultasse “casa” per l’arte e per l’architettura. La progettazione degli spazi interni premia la luce, il ridisegno dei grandi serramenti, la possibilità di far interloquire gli ambienti collocati su livelli differenti, i vuoti ed i pieni, il tutto senza eccessi od esibizionismi: una raffinata semplicità e ricercatezza.


Facendo riferimento ai suoi progetti, vi sono dei tratti comuni o delle riproposizioni di concetti che si intrecciano nei vari progetti, rimandando l’uno all’altro, come nel raccontare una storia.

Credo che l’architettura debba comunicare, perciò l’attenzione nel nostro lavoro è sempre rivolta ai temi della comunicazione, nel nostro caso prevalentemente attraverso la forma, arricchendo poi il messaggio con colori e materiali. Sia nell’ipotesi di trasmettere molte informazioni ad un numero ristretto di persone, oppure esprimere un semplice messaggio trasmesso però ad un vasto pubblico, il lavoro è squisitamente informativo, partendo dall’avere chiaro il pensiero di “ciò che viene detto ed a chi.”
Sono convinto del carattere “pubblico” dell’architettura, concetto che porta al suo interno i principi culturali, nonché della parte più commerciale del nostro lavoro, quale espressione delle idee su servizi e prodotti per un determinato pubblico. Nel mio studio siamo soliti pensare alle progettazioni nel settore residenziale come una sorta di esecuzione di “ritratti”, una rappresentazione dei nostri clienti attraverso il filtro di una sensibilità architettonica.

Molto spesso gli architetti ritengono di poter offrire ai loro clienti qualcosa che quest’ultimi non pensavano nemmeno di desiderare, mentre sovente chi si occupa più espressamente di “arredo” ritiene di essere in grado di dare loro esattamente ciò che essi vogliono. Anche se banale nella semplificazione, c’è un forte divario tra questi due approcci. Come si fa a riempire questo vuoto, questo divario?

Ci sforziamo di offrire alle persone degli spazi “speciali” che ben si adattino ad usi ed utenze diverse. Tendiamo a proporre soluzioni generali che possano essere facilmente personalizzate. A mio avviso gli interior designer partono con la personalizzazione degli spazi: un approccio intimo basato sul carattere proprio dei materiali, delle trame, delle sovrapposizioni e dei colori. Credo che entrambi gli approcci possono essere definiti “visionari” e che sia possibile colmare il divario. Questo se, come architetti, ci si propone di creare sempre uno “spazio studiato ad hoc”, personalizzato.

La sua riposta porta ad un’altra conseguente domanda: quale ruolo hanno giocato altre arti nell’influenzare il suo approccio alla progettazione architettonica?

Pittura barocca e pittura contemporanea sono inseparabili dal mio punto di vista, soprattutto per quanto attiene la “forma”.
Barocco per il senso dello spazio che porta in sé e per la dimensione teatrale stessa della vita. Sono particolarmente attratto dal Cubismo Sintetico (NdR: così definita la seconda parte del movimento Cubista, in cui andavano a sovrapporsi tecniche diverse come collage e papiers collés, materiali diversi applicati sulla tela, lettering) in quanto incorpora tutte le cose che più amo: il colore così sofisticato, la composizione bilanciata, i frammenti di messaggi, un senso di forte “urbanità”.

Parlando ora dei dettagli costruttivi in acciaio all’interno dei suoi progetti e realizzazioni, ad esempio i nodi dei telai in acciaio per il sistema di finestre e facciate, mi riferisco ai casi del “Residence Horton” (NdR: qui documentato), “Residence Chait” e “Lincoln Park Residence”. Come è possibile reinventare questi elementi tradizionali senza perdere il fascino originario di tali componenti?
Le opere senza tempo di Franco Albini e Carlo Scarpa continuano ad ispirarmi. Nessun dettaglio è troppo piccolo od insignificante per non essere re-inventato in una ricerca di bellezza e d’uso appropriato. Mi piace usare trame di vetro e acciaio per fare in modo che il dettaglio divenga più preciso ed accurato, senza con questo divenire decorativo. Una grande finestra può essere molto più di un’apertura: filtra la nostra percezione del passaggio dalla prospettiva esterna a quella interna, così come definisce il nostro rapporto sia con lo spazio interno sia con quello esterno. Mi piace utilizzare diversi strati di trasparenze, questo per variare la percezione visuale della profondità, cosicchè oggetti esterni possano risultare avvicinati ed integrati in un disegno bidimensionale visibile dall’interno.

L’acciaio consente di introdurre una nuova proporzione all’interno di una forma tradizionale. Componenti sottili di acciaio laminato a freddo, inseriti in un contesto tradizionale come quello degli infissi, creano un contrasto che aumenta la consapevolezza sia della tradizione storica sia della tecnica contemporanea. In “Horton Residence” sono stati ripresi dettagli del primo Novecento, come ad esempio il profilo di protezione esterno per l’acqua battente, oppure i vetri utilizzati nel progetto per “Chait Residence” con superficie irregolare che al gioco della luce permettano di incorporare nella vista interna parti del paesaggio esterno, come in una composizione pittorica.
Sottili cambiamenti nella profondità dei piani di vetro e nelle variazioni della larghezza dei montanti dei telai delle finestre conferiscono profondità e nuova definizione dei volumi, come nel caso del “Lincoln Park Residence”.

Quanto è importante la questione dei dettagli? Spesso l’architetto sembra essere ossessionato nella ricerca della risoluzione del dettaglio perfetto, come quasi che per ottenere qualcosa di corretto e valido fosse sempre necessario lottare strenuamente con i dettagli. Questo è vero anche nel suo approccio verso l’architettura?
Il potere dell’architettura è anche quello di farci costantemente muovere nel fare e rifare che accompagna ogni livello di progettazione. Non è altro poi che il significato letterale di “integrità”. Il dettaglio è essenziale per la percezione della “totalità”, di quel “rigore” che è ciò che potremmo chiamare la “verità” di un progetto. Incontrare il dettaglio è guardare un edificio negli occhi.

Marina Cescon
Acciaio Arte Architettura 50